Un commento a caldo...DA REPUBBLICA:
Calearo: "Un'occasione per l'est". L'uomo duro di Federmeccanica, quello che ha tenuto testa ai metalmeccanici e con cui dopo sette mesi ha trovato il modo di trovare un accordo, sarà quindi capolista per il Pd in Veneto. Dopo giorni di indiscrezioni, a dir la verità mai smentite, Veltroni fa l'annuncio a Pisa (dove è comparso un lenzuolo polemico: "Tu vo' fà l'americano"). E subito si scatena la Sinistra-L'Arcobaleno. "Ora così possiamo dire che in quelle liste ce ne sono due e mezzo di troppo perchè se Colaninno vale uno, Calearo vale uno e mezzo. Ma come si fa?" chiede Bertinotti. Per Manuela Palermi "con questa candidatura veltroni taglia del tutto i ponti con la sinistra".
Lui, l'industriale vicentino, la vede in modo diverso. Per due motivi: "Ho accettato perchè credo che questo sia un momento fondamentale per il futuro del nostro paese e la mia candidatura può essere un'occasione per il nordest". E poi perchè se nel Partito Democratico trovano spazio anime, culture e interessi (anche non di sinistra) come quelli di cui io sono portatore, significa che la politica italiana sta veramente cambiando". Con l'economista Ichino, quella di Calearo è la candidatura che più fa discutere la sinistra radicale.
Poche righe per commentare questa notizia. Candidare Calearo e Colaninno è giusto o è sbagliato?
La Sinistra Arcobaleno si è scagliata immediatamente contro il PD. Candidiamo i nemici, "gli oppressori", quelli che vogliono "distruggere le classe operaia".
In passato mi è capitato di criticare quello che allora era il mio Partito, i DS, perchè troppo spesso ho visto un certa reverenza nei confronti del mondo dell'impresa. Veniva mitizzato, considerato come un Olimpo in cui farsi amicizie, creare contatti. Un'intera generazione di dirigenti di sinistra si comportava così verso gli imprenditori per due ragioni, più psicologiche che politiche: una sorta di senso di colpa per il passato e una scarsa conoscenza di quel mondo.
Chi era cresciuto nelle sezioni di Partito non aveva molta dimestichezza con l'economia e con l'impresa. Poi molte cose sono cambiate: il crescente ruolo dei governi locali (in cui la sinistra era molto radicata), la fine delle barriere ideologiche, nuove generazioni di attivisti e militanti, la consapevolezza che dividere la società per classi non porta da nessuna parte. E' giusto quindi candidare imprenditori come Calearo o Colaninno? Io penso di sì, perchè questa scelta non è arrivata da sola: abbiamo curato una premessa di fondo.
Il PD propone un programma che pensa ad una società unita nell'affrontare il futuro. Il mondo del lavoro delle fabbriche, del precariato, di chi stenta ad arrivare alla fine del mese, non vive in un mondo diverso da chi guida le piccole e le grandi imprese. Qualcuno si è chiesto perchè il primo partito tra gli operai nelle ultime tornate elettorali era quello del Cavaliere? Non è forse che anche la "classe operaia" di cui parla Bertinotti si immedesimava di più nelle aspettative e nelle ambizioni dei più conservatori tra i propri datori di lavoro, che in quelle che i libri di economia politica gli suggerivano?
Numerosi sondaggi condotti dopo le elezioni del 2006 ci indicavano come Rifondazione Comunista non superi il 10% nemmeno tra gli operai. A questo si può aggiungere che nel referendum sul "procollo sul welfare" le tesi sponsorizzate dal PRC (quelle contrarie alla proposta del Governo, già sottoscritta da CGIL-CISL-UIL), non hanno superato il 20% dei voti dei lavoratori. Questi due numeri ci segnalano quanto sia "antica" una lettura che contrappone una classe contro l'altra.
Con un programma che punta a unire culture ed esperienze diverse su obiettivi comuni, OK a Calearo e Colaninno. E non c'è miglior rappresentazione di questo progetto che portare in Parlamento, con la stessa lista, operai, impiegati, lavoratori precari, ricercatori ecc.. Antonio Boccuzzi (operaio Thyssen) e Loredana Ilardi (operatrice di un call center) sono molto meno noti ai giornalisti, ma non sono meno importanti di Calearo.
Tutto bene quindi, ma ad una condizione: ciascuna di queste candidature (quando i candidati saranno diventati rappresentanti dei cittadini italiani) non dovrà sostenere il proprio interesse di parte, ma dovrà interpretare il proprio ruolo e sottoscrivere progetti comuni a coloro che sono nelle liste del suo stesso partito. Se questa cosa avverrà in maniera compiuta il PD avrà raggiunto il più grande dei suoi obiettivi e sarà davvero un Partito che nasce sulla coesione della società e non dalla frammentazione e dal conflitto.
Del resto, con le altre ricette, già molto sperimentate, non siamo andati molto lontano.
Mirko Tutino
Segretario PD di Cavriago