
“No taxation without representation”. Questo era il motto utilizzato dagli abitanti delle colonie americane che chiedevano di essere rappresentati nel parlamento inglese quando erano ancora sudditi di sua maestà (pagandole tasse esorbitanti). Esprimevano un concetto chiarissimo e di una concretezza evidente: chi paga le tasse deve poter decidere di come queste tasse vengono spese attraverso la possibilità di eleggere dei propri rappresentanti nelle sedi in cui vengono elaborate e discusse le leggi.
Walter Veltroni ha fatto riemergere la proposta di concedere il voto per le elezioni amministrative agli immigrati regolari che vivono da almeno 5 anni nel territorio italiano, suscitando immediatamente una reazione negativa da parte della maggioranza di Governo. Alcuni hanno replicato che non è una priorità (compresa l’Italia dei Valori), altri hanno ricordato che dopo 10 anni si ottiene la cittadinanza e con essa il diritto di voto, altri ancora hanno detto che la proposta di Veltroni è solo uno strumento per riuscire a raggranellare qualche voto in più per le elezioni del 2009.
Al di là delle prese di posizioni pregiudiziali e di schieramento, è innegabile che nel nostro paese vivono stabilmente, e da diverso tempo, oltre 1.500.000 immigrati regolari. Sono tutte persone che lavorano duramente, mantenendo l’economia della nostra nazione, a partire proprio da quel “Nord” che pochi mesi fa ha premiato tanto generosamente la Lega. Sono persone che pagano le tasse in Italia, usufruiscono dei servizi pubblici del nostro paese (scuole, ospedali, asili) e hanno comportamenti rispettosi della legge.
In provincia di Reggio Emilia parliamo di 50.000 persone, che rappresentano circa il 9% della popolazione. A Cavriago sono invece 588 persone, pari al 6,2%, uno dei tassi più bassi della Provincia. Se analizziamo la popolazione con meno di 29 anni la percentuale di stranieri residenti a Cavriago raggiunge il 10%. Questi ragazzi stanno frequentando o hanno frequentato delle scuole italiane, hanno amici italiani e parlano la nostra lingua. Alcuni si stanno diplomando o laureando. Se pensiamo quindi a come sarà il cittadino di provenienza straniera del futuro, non possiamo limitarci a vedere la prima generazione di immigrati, ma dobbiamo pensare che fra 10 anni ci saranno tantissimi italiani di provenienza straniera, esattamente come nel resto dell'Europa.
Noi crediamo che un passo necessario perché l’immigrazione non generi problemi di ordine pubblico sia proprio quello del riconoscimento dei diritti civili. Sentendosi coinvolto nella vita pubblica, un cittadino che (da 5 anni almeno) vive, lavora e paga le tasse in Italia, avrà motivo per sentirsi parte della sua comunità. E’un modo per evitare l’esclusione, l’isolamento o la creazione di tante piccole comunità. Cavriago non ha mai avuto “quartieri ghetto” e comunità organizzate concentrate in alcune vie, con propri negozi, bar o punti di incontro. C’è sempre stata un’unica comunità cavriaghese, capace di essere inclusiva nei confronti dei nuovi arrivati.
Ma non basta la cittadinanza dopo 10 anni? NO. La cittadinanza si ottiene solo dopo molti più anni (anche 30) di attesa e lo dimostra il fatto che tutte le persone di Cavriago che oggi fanno “il giuramento” di fedeltà alla Costituzione necessario per ottenere la cittadinanza, sono arrivate qui negli anni ’70.
Questa inclusione aveva dall’altra parte un grande rigore: non ci sono mai piaciuti coloro che delinquono (indipendentemente da dove provengano), che non lavorano o che dimostrano di non essere interessati a impegnarsi per il bene comune.
Le istituzioni hanno bisogno di essere composte da persone che rappresentano la società in cui sono inserite: cosa succede se il 10% della popolazione non ha accesso all’elezione dei rappresentanti della propria comunità? Il motto citato all’inizio è stato alla base di una Rivoluzione e la stessa cosa è avvenuta ogni qual volta si sia negata una rappresentanza as una parte importante della popolazione.
La tensione sociale aumenta ancora di più se parte della popolazione “autoctona” fa fatica ad arrivare alla fine del mese ed il lavoro, soprattutto per i più giovani, scarseggia. Con ipocrisia, qualche anno fa il voto agli immigrati venne proposto da Fini. La sua legge sull’immigrazione ha aumentato il numero di immigrati clandestini, favorendo il loro ingresso nei circuiti della criminalità. Fini ha moltiplicato la burocrazia per gli immigrati regolari o per i ricongiungimenti famigliari, non risolvendo nessun problema di ordine pubblico e ponendo ostacoli alle persone oneste. Nessuno è in grado di chiudere le frontiere: chiuderebbero le aziende di mezz'Italia e, con 5000 km di coste, i clandestini entrerebbero in ogni caso. La linea della Destra porta solo al caos ed alla discriminazione di chi lavora seriamente.
Qualche elettore del PD, anche a Cavriago, ci ha segnalato che la tempistica con cui è stata avanzata questa proposta è del tutto sbagliata, dato che in questo momento storico in Italia la Destra ha il vento in poppa e, proprio sulla paura nei confronti dello straniero, si è costruita parte del proprio consenso. Quest'estate, anche in un comune progfressista e solidale come il nostro, è stato interrotto da un genitore uno spettacolo per bambini recitato sia in arabo che in italiano con urla e schiamazzi di protesta verso l'utilizzo di una lingua straniera. I temi affrontati dalla TV e percepiti dai cittadini di tutt'Italia, vengono sentiti anche nel nostro comune, le cui diffirenze dal resto del mondo iniziano a ridursi sempre più.
Un duro confronto con la Destra su questi temi sarà necessario anche quì, dove fra un anno ci saranno le elezioni amministrative e, con tutta probabilità, la competizione con la Destra sarà molto più accesa e competitiva del passato.
Un giornalista qualche giorno fa segnalava come il tema della povertà sia stato affrontato molto poco nella campagna elettorale del 2008 negli Stati Uniti, sia da Obama che da McCain. Il motivo è semplice: i poveri non si iscrivono alle liste elettorali (o non possono) e quindi non votano.
Il rinnovamento e la capacità di far sognare di Barack Obama si ferma alle porte dell'emarginazione e questo non è un limite di poco conto.
Quando Veltroni richiama la necessità di un Partito Democratico che contrasti l’omologazione culturale, come fatto nell’articolo che abbiamo pubblicato pochi giorni fa, credo si riferisca proprio a proposte di questo genere: contrastano l'omologazione e l'andamento della corrente.
Il PD non si fa vezzo di fare proposte di minoranza, ma cerca di portare una maggioranza dalla propria parte. La strada è in salita e per questo serve l'impegno e la passione di tutti.