martedì 11 maggio 2010

MAURA BARDI CANDIDATA UNICA


Il 27 maggio alle ore 20,45, si terrà l'assemblea congressuale per l'elezione del nuovo Direttivo, del nuovo Segretario di Circolo, dell'assemblea e del Segretario Provinciale. Ieri sera sono scaduti i termini per la presentazione dei candidati alla carica di Segretario di Circolo ed è pervenuta l'unica candidatura di MAURA BARDI.

Maura Bardi ha 47 anni, vive a Cavriago dalla nascita ed è sposata, con un figlio. E'impiegata presso MaxMara, è volontaria al Cinema '900 e dal giugno 2009 è Consigliere Comunale della lista "Insieme per Cavriago" .

A questo punto a lei spetta il compito di proporre all'assemblea congressuale del 27 il proprio programma insieme ad una lista di nomi per il Direttivo (al massimo 30, con alternanza di genere). Si voterà SI o NO al Segretario ed alla relativa proposta di Direttivo.

Per la Segreteria Provinciale, invece, ci sono due candidati: Roberto Ferrari e Mauro Ponzi. I due candidati si presenteranno (o invieranno un delegato) subito dopo la presentazione di Maura. Anche loro presenteranno una lista: quella per l'elezione dei delegati all'assemblea provinciale. Ogni candidato presenterà una lista di 3 nomi di Cavriago. Si voterà su una sceda contenenete i nomi dei due candidati e le liste che li accompagnano. In base al risultato dei due candidati segretario saranno eletti i 3 delegati (es: candidato A 66% candidato B 33%, il primo elegge i primi due della sua lista, il secondo elegge solo il primo).

Segnatevi la data, partecipate e spargete la voce il più possibile! Hanno diritto di voto gli iscritti del 2009 che rinnovino la tessera entro il 27 maggio e gli iscritti 2010 che abbiano fatto la tessera entro il 15 aprile.

giovedì 6 maggio 2010

Londra - Reggio Emilia

Ecco l'articolo che Enrico Franceschini ha pubblicato questa mattina su http://www.repubblica.it/.. segue una breve riflessione di Mirko Tutino.


LONDON CALLING

Oggi gli occhi del mondo sono sulla Gran Bretagna, che va alle urne per scegliere un nuovo parlamento e un nuovo primo ministro.

Se diventerà premier il 43enne David Cameron, l’ipotesi più probabile secondo gli ultimi sondaggi, sarà la fine del New Labour e del blairismo che lo ha prodotto? Forse, ma l’erede più gettonato di Gordon Brown è David Miliband, 43 anni, oggi ministro degli Esteri e blairiano di ferro. Sembra difficile che il partito laburista rinunci alla strada del riformismo che gli ha permesso di restare al potere per 13 anni, vincendo tre elezioni consecutive: nel Regno Unito non era mai accaduto prima (accadrà mai qualcosa del genere, in Italia?).

E da tenere d’occhio è anche Nick Clegg, 43 anni anche lui, leader dei liberal-democratici, che si proclamano i veri rappresentanti delle forze progressiste britanniche e per molti aspetti, dalla politica estera all’ecologia, lo sembrano. Come che sia, tre leader quarantenni si contenderanno da domani il potere a Londra. Tre, come il numero delle squadre di calcio londinesi che si sono qualificate per la Champions League, dopo la vittoria di ieri sera del Tottenham sul Manchester City di Roberto Mancini, che manda gli HotSpurs a fare compagnia al Chelsea e all’Arsenal sulla vetta del calcio europeo. Cambiano i leader, ma Londra continua a essere un laboratorio di rinnovamento e creatività, nella politica come nel calcio.

43 ANNI.. PRIMO MINISTRO A LONDRA, SEGRETARIO PD A REGGIO EMILIA



Mi ha colpito leggere ripetutamente il numero 43 per l'età di 3 leader politici nazionali inglesi, perchè casualmente è la stessa età del candidato "favorito" (e sostenuto dal sottoscritto) alla corsa per la Segreteria reggiana del PD. A Reggio la stampa locale ha recepito la notizia titolando "i giovani conquistano il PD".

Stiamo parlando dell'Unione Provinciale PD di una media provincia periferica del nostro paese. Oggi non è nemmeno lontanamente concepibile che un quarantenne sia leader nazionale di un grande Partito (nè tantomeno è avvenuto, a sinistra, che ce ne fosse uno tra i candidati presidenti delle ultime regionali). A queste mie considerazioni che porto avanti da alcuni anni, la risposta di molti è che il rinnovamento anagrafico non basta.

Va bene, siamo d'accordo. Ma credo che per troppo tempo questa giustificazione lo abbia impedito. Il rinnovamento anagrafico non è sufficiente, ma al contempo diciamo che è necessario. Limitarsi a dire che l'avere volti giovani non basta legittima la permanenza di chi, in maniera inconcludente, da molti anni guida i giochi. Dire che è necessario ma non sufficiente specifica molto più.. perchè segnala che non solo servono energie nuove, ma servono anche persone con idee nuove.

Chi ha studiato di più, chi ha visitato altri paesi del mondo, chi è cresciuto con un diverso ruolo dell'informatica e della rete, chi ha avuto un compagno di scuola che non ha avuto paura di fare outing, chi da piccolo giocava con il figlio del vicino che viene dal nordafrica, chi ha visto i ragazzi di Locri uscire di casa senza la paura di urlare in strada che le mafie vanno combattute HA PER FORZE DI COSE UNA MARCIA IN PIU'.

Ecco perchè credo che il rinnovamento generazionale, in politica come nelle professioni, sia necessario. Si può essere meno giovani e portare in dote molte delle caratteristiche che ho elencato. Visti i risultati di questi anni, consideriamole eccezioni positive da valorizzare, ma che confermano la regola.

Visto che oltre ad avere l'anagrafe, dalla loro hanno anche un gruppo di coetanei motivato e le idee, avanti Milliband, avanti Clegg ed avanti, a Reggio Emilia, Roberto Ferrari.

giovedì 29 aprile 2010

La Grecia, l'Europa, il PD.


Le agenzie di rating hanno condannato la Grecia: non è un paese affidabile. La cosa assolutamente sorprendente dopo questi ultimi anni di crisi finanziaria è che ancora oggi queste organizzazioni vengano riconosciute come giudici affidabili ed autorevoli della condizione reale delle economie del mondo.

Abbiamo assistito a crisi di gruppi finanziari che, da un giorno all’altro, hanno fatto scomparire capitali dalle dimensioni astronomiche investiti in titoli a rischio. Abbiamo visto capitani d’impresa giocare con i risparmi delle famiglie come dei giocolieri sprovveduti e milioni di persone perdere il lavoro o la casa a seguito delle rovinose cadute de titoli.

In tanti che vivevano queste notizie da lontano, leggendole distrattamente sulla stampa o ascoltando i telegiornali hanno scoperto con amarezza di esserci dentro fino al collo: nei loro portafogli le banche avevano inserito titoli legati a crack finanziari avvenuti a migliaia di chilometri ed i risparmi ottenuti dopo anni di duro lavoro si erano assottigliati.

L’Unione Europea di fronte alla crisi finanziaria greca non ha saputo rispondere: ogni paese ha pensato a se stesso e alla Grecia sono arrivate proposte degne dei peggior strozzini. Alla faccia della solidarietà continentale e dell’idea che nel mercato finanziario globale esistano anche delle responsabilità sociali globali, che superano i confini nazionali.

Gli stessi capi di stato, ben attenti a non contravvenire alle prescrizioni del Fondo Monetario Internazionale e timorosi di perdere la fiducia dei propri elettori hanno affrontato la questione balbettando, senza pensare che le sofferenze che derivano dal fallimento di un paese non si fermano ai confini nazionali. Gli economisti del Fondo Monetario e della Banca Centrale hanno proposto la solita ricetta: licenziamenti di massa, tagli al sistema previdenziale ed alla sanità.

La Grecia è sicuramente un paese caratterizzato da un settore pubblico più inefficiente di altri, con un’economia meno dinamica di quella altri paesi europei, ma credo che la politica dovrebbe interrogarsi su un aspetto: questa crisi non rischia di mettere in discussione l’idea di un’Europa sociale costruita con fatica nel secondo dopoguerra? Dietro ai giudizi delle agenzie di rating sulla Grecia o dietro alle ricette del Fondo Monetario (che questa volta non sanzionano un paese del lontano Sudamerica o dell’Africa, ma una nazione a pochi chilometri di mare da noi) non c’è forse una nuova aggressione all’Economia sociale di mercato pensata dai fondatori dell’Unione Europea?

Credo che l’Europa, ma più in generale la politica e nello specifico le forze democratiche e progressiste dovrebbero ritornare ad incidere su questi aspetti della nostra vita. Possiamo permetterci che sia solamente la Lega a parlare di conquista delle banche? Dietro ad uno slogan propagandistico e superficiale si nasconde un pensiero forte, che con semplicità viene comunicato alle tante famiglie che oggi temono per il loro futuro: ci possiamo occupare anche delle banche e quindi possiamo risolvere i vostri problemi.

Non voglio certamente dire che la Lega abbia la ricetta, ma credo che i fatti di queste ore ci debbano far riflettere sulla necessità di esprimersi su quanto dichiarano gli operatori economici internazionali o sulle ricette dei tecnocrati che, senza essere eletti da nessuno, fanno più politica di quanta non ne facciano molti partiti politici. Vogliamo lasciare che l’unica risposta alla paura sia la chiusura nell’inutile, ma rassicurante localismo di chi pensa che infilando la testa sotto la sabbia il problema si risolva?

Serve una politica che conti e, soprattutto, che ritorni a riflettere superando i confini nazionali. Per affrontare temi di questo genere non basta il Pasok greco o il PD italiano, serve un pensiero politico internazionale, capace di mobilitare le persone partendo dai problemi che oggi li toccano. In ballo non c’è sola la Grecia o il suo futuro: si gioca il futuro dell’Europa, la sua capacità di essere un luogo del mondo caratterizzato da benessere ed eguaglianza sociale.


Mirko Tutino

lunedì 26 aprile 2010

25 APRILE 2010 - PRANZO PD CAVRIAGO




GRAZIE A TUTTI
è stata una giornata bellissima!