venerdì 29 gennaio 2010

IL PD CON I LAVORATORI DEL GRUPPO BURANI

La Sala del Consiglio Comunale di Cavriago ieri sera era gremita. Il Partito Democratico ha incontrato i lavoratori del Gruppo Burani in un'assemblea pubblica alla quale hanno partecipato anche numerosi cittadini di Cavriago. A Cavriago il Gruppo Burani ha oltre 200 dipendenti, dei quali circa il 20% è residente nel nostro Comune.

Non è semplice discutere dei problemi del Gruppo Burani: al momento non ci sono state ripercussioni della crisi finanziaria sul piano occupazionale, i salari vengono regolarmente liquidati ed ai lavoratori non è stata data alcuna comunicazione.

Tuttavia sui giornali, a partire da quelli economici che seguono la borsa, sono trapelate molte indiscrezioni sull'aggravarsi della crisi finanziaria e sulle possibili evoluzioni giudiziarie (il 3 febbraio ci sarà una decisione definitiva sulla richiesta di fallimento che pende sulla holding olandese che controlla MBFG).

L'assemblea tuttavia è stata l'occasione percepire l'umore diffuso tra chi sta vivendo un momento di assoluta incertezza e per mettere a confronto tutti gli attori che hanno voce in capitolo. Il Pd ha voluto raccordare tutti i livelli istituzionali: oltre al Resp.le Lavoro provinciale e Segretario di Circolo di Cavriago Mirko Tutino erano presenti l'On. Maino Marchi (componente della commissione bilancio della Camera), il Consigliere Regionale Gianluca Rivi, il Segretario del PD Giulio Fantuzzi ed il Sindaco di Cavriago Vincenzo Delmonte. Inoltre, tra il pubblico, erano presenti numerosi consiglieri della maggioranza in Consiglio Comunale di Cavriago e diversi Consiglieri Provinciali.

Il Partito Democratico, al termine dell'incontro, ha definito la sua posizione rispetto a quanto potrà avvenire nei prossimi giorni:

1) si chiede alla proprietà di fare piena luce sulla situazione economica del Gruppo e fare ogni possibile sforzo per evitare il fallimento di un'azienda così importante per Cavriago e per tutto il territorio reggiano.

2) qualora non si riesca ad evitare il peggio, si chiede l'attivazione degli strumenti previsti con la Legge Marzano, che prevede l'attivazione di un'amministrazione controllata che si ponga come obiettivo primario (a differenza di quanto potrebbero fare le banche creditrici in caso di fallimento), la tutela dei posti di lavoro e della produzione, salvaguardando la condizione occupazionale ed la sopravvivenza del marchio.

3) i Parlamentari continueranno ad insistere presso il Ministero per l'attivazione di un tavolo ministeriale sulla crisi del MBFG, allo scopo di gestire la possibile crisi aziendale.

4) i rappresentanti del PD in Comune, in Provincia ed in Regione sono pronti ad attivarsi per garantire l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali necessari.


Il PD è solidale con i lavoratori del Gruppo e, attraverso i diversi livelli istituzionali, farà qualsiasi cosa per evitare la chiusura di un'azienda così importante per Cavriago.

Tutto quanto è avvenuto, inoltre, deve indurci ad ulteriori riflessioni di carattere generale. Si dice spesso che dalla crisi non usciremo così come siamo entrati. Crediamo, anche in senso autocritico, che si debba ripensare al modello economico nel quale viviamo.
Non è pensabile che un'azienda, senza particolari crisi di produzione, possa crollare come un gigante d'argilla sotto il peso di debiti finanziari spropositati.
La libertà lasciata a gestioni economico-finanziarie spericolate, alle banche e a chiunque voglia moltiplicare il denaro mettendo in gioco importanti realtà produttive e posti di lavoro, nel futuro non potrà essere la stessa di oggi. Lo ha detto Barack Obama al discorso pronunciato al Congresso americano in occasione del suo primo anno di mandato e crediamo che dovrà dirlo con chiarezza anche il Partito Democratico.

mercoledì 27 gennaio 2010

BANCOMAT


E alla fine Delbono si è dimesso. Ha fatto bene, al di là di quel pensa una delle nuove commentatrici politiche del nostro paese, Sabrina Ferilli (che ha dichiarato che il sindaco avrebbe dovuto rimanere al suo posto, perchè per cose ben più gravi Berlusconi non ha lasciato il suo incarico). Delbono dimettendosi, così come ha fatto Marrazzo nel 2009, ha dimostrato che il Partito Democratico è un Partito serio, dove quando qualcuno commette qualche grosso errore o antepone l'interesse proprio a quello pubblico, si dimette.

Ma ora l'indagine su Delbono e le sue dimissioni comportano il commissariamento di una grande città come Bologna ed il rischio di consegnarla alla destra al momento del voto. Possibile che lui non ci avesse pensato nel momento in cui ha chiesto a mezzo Partito bolognese di sostenerlo alle primarie? Possibile che oggi, a differenza di quanto avveniva in altri anni, un Partito non sia in grado di venire a conoscenza di un problema del genere prima di candidare una persona?

Ci mettiamo nei panni di quei militanti e di quei volontari che a giugno, quando Cazzola aveva sollevato la questione, erano andati dalla gente a spiegare che erano tutte balle sollevate ad arte dalla destra. A loro va la nostra solidarietà.

A destra nessuno si pone problemi in questi casi. Da quelle parti si agita "il teorema delle toghe rosse" e tanto basta all'elettorato di centrodestra per non porsi più domande. Per fortuna i nostri elettori ed i nostri militanti non sono così.
Ci sarebbe molto altro da dire.. ma siccome lo ha detto con grande intelligenza Michele Serra sulla Repubblica di oggi, riportiamo il suo pezzo.

Da "l'Amaca" del 27 gennaio 2010.

“Quando ha capito che era finita con Delbono? Quando mi ha disattivato il bancomat.” Così rispose la signora Cinzia Cracchi, ex compagna dell’ex Sindaco dell’ex capitale dell’ex sinistra italiana, al giornalista di Repubblica Carlo Gulotta. Se fosse una battuta di Neil Simon sarebbe perfetta.

E’ invece – purtroppo – l’involontario riassunto di un pezzo (non piccolo) del nostro presente. Farne carico solo alla signora Cracchi, o al suo compagno di sventura, sarebbe ingiusto, e soprattutto troppo comodo. C’è una specie di sceneggiatura collettiva che ci piacerebbe poter riscrivere da cima a fondo. Non che si rimpiangano le gloriose scene di massa alla Novecento di Bertolucci, il torvo egoismo dei comunisti di Citto Maselli, la dura serietà del neorealismo: la storia è storia, il passato è passato eccetera. Però qualcosina di meglio, dico come generazione, come sinistra dei cinquantenni e quarantenni (alla nostra età, tra i padri e i nonni, c’era chi aveva già fatto la galera e l’esilio) magari la potremmo dire.

Provare ad alzare il livello, a marcare il territorio con segni un po’ più espressivi di un codice bancomat. La sinistra che non sa più parlare di politica non può permettersi di volare così basso anche quando parla d’amore.

lunedì 25 gennaio 2010

LA SCONFITTA DEGLI ALCHIMISTI


Ieri sera ho seguito con interesse lo spoglio delle primarie pugliesi. A molti amici nei giorni scorsi avevo espresso il mio parere: speravo che vincesse Vendola.

Dopo una campagna elettorale lampo hanno votato 200 mila persone (3 volte quelli che hanno votato alle primarie del 2005, più di quanti hanno votato a quelle del 25 ottobre) e ciò dimostra che la gente ha voluto correre ai seggi per esprimere il proprio parere. Dopo mesi di polemiche sui giornali, tattiche discusse nelle segreterie di Partito, assemblee regionali infuocate, finalmente il centrosinistra ha un candidato per le regionali anche in Puglia. Gli elettori sono venuti in massa a votare ed hanno dimostrato al gruppo dirigente del PD pugliese di essere stato fuori dal mondo per tutti questi mesi.

Ha perso Boccia, ha perso il gruppo dirigente locale del PD ed ha perso chi voleva anteporre a tutto il resto la necessità di costituire un'alleanza con l'UDC. E'innegabile che chi ha deciso di insistere, pur legittimamente, su questo disegno era anni luce dall'opinione del nostro elettorato. Non tanto per il fine di allargare l'alleanza, ma per la scelta di buttare a mare qualsiasi cosa per raggiungerlo.

Il mio parere è che con queste primarie abbiano perso gli alchimisti.

Quando la politica si riduce a tattiche, a logiche di corrente ed alla costruzione di operazioni politiche da laboratorio, il risultato non può essere che questo. Dobbiamo ringraziare che il problema sia emerso chiaramente nelle primarie, perchè se si fosse andati alle elezioni con due candidati di centrosinistra, il risultato sarebbe stato un vero Armageddon per il PD.

Sono in troppi (e non solo in Puglia) che credono che il Partito Democratico debba costruirsi in laboratorio. I grandi saggi dotati di guanti e strumenti asettici, capaci di vedere la verità senza farsi coinvolgere dalle emozioni dei comuni mortali, smuovono fialette e mescolano il contenuto colorato delle ampolle allo scopo di produrre grandi scelte strategiche di lungo periodo (alla faccia di Keynes.. che diceva che nel lungo periodo saremo tutti morti). E chi non capisce è un cretino, perchè non ha chiaro il grande disegno, noto solo alle intelligenze superiori.

L'alleanza con l'UDC può essere una scelta strategica di lungo periodo? Io credo di no: una cosa sono le alleanze locali (o un'eventuale alleanza a livello nazionale per mandare a casa una destra disastrosa) ma ben diverso è pensare di condividere un profilo strategico con un Partito di centrodestra (cacciato nel 2008 da Berlusconi) temporaneamente collocato all'opposizione.

Soprattutto non credo che un'alchimia politica possa essere vincente se non emoziona, se non è capace di muovere la passione dei militanti e, non ultimo, degli elettori. A volte temo che il merito delle singole questioni e le scelte politiche diventino secondarie e si persegua un progetto di alleanza perchè l'unico obiettivo è vincere. Alla domanda: "Per fare cosa?", la risposta è "Ci penseremo dopo aver vinto".

E invece no. Non può sopravvivere un progetto, per quanto largo, che non ha alle spalle una visione di società alternativa a quella della destra.

Nel 1995 la scelta di unire PPI e PDS e dare vita all'Ulivo candidando Romano Prodi alla guida del paese è stata un'alchimia. Ma era un esperimento che fece nascere spontaneamente migliaia di comitati in tutta Italia (anche a Cavriago) mobilitando energie che sino a quel momento non avevano mai pensato di impegnarsi in politica.

E'buffo che l'artefice dell'operazione Prodi del 1995 sia lo stesso di quella di Boccia nel 2010. Forse i riflessi e la lucidità politica non sono più quelli di una volta..

Comunque sia credo che il PD, anche quello nostrano, ieri sera abbia avuto dagli elettori una bella lezione.


Mirko Tutino
Segretario del PD di Cavriago

lunedì 18 gennaio 2010

UNA CRISI DA AFFRONTARE ASSIEME



Nota del Responsabile Lavoro del PD provinciale, Mirko Tutino




Siamo molto amareggiati per lo stato in cui versa il marchio storico reggiano “Mariella Burani Fashion Group” e molto preoccupati per la sorte dei 2mila dipendenti, 200 solo a Cavriago, che rischiano seriamente di trovarsi senza lavoro. Per questo motivo siamo vicini ai lavoratori che, nei giorni scorsi, hanno dichiarato lo stato di agitazione.

Abbiamo quindi deciso di organizzare per giovedì 28 gennaio alle ore 21, presso la Sala Civica Arduini di Cavriago, un incontro con i lavoratori del gruppo Burani, allo scopo di ascoltarli e comprendere quali possano essere gli scenari futuri dell’azienda.
La crisi Burani, causata quasi esclusivamente da ragioni finanziarie, rischia di avere serie ripercussioni occupazionali. Crediamo si debba proporre un forte impegno delle istituzioni locali, Regione in primis, per l’eventuale attivazione degli ammortizzatori sociali. Attraverso i nostri rappresentanti in Parlamento, inoltre, ci muoveremo per favorire l’apertura di un tavolo di confronto con i sindacati presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

All’incontro di giovedì saranno presenti: il segretario provinciale del Partito Democratico Giulio Fantuzzi, esponenti delle istituzioni locali e, il consigliere regionale Gianluca Rivi.