lunedì 20 gennaio 2014

IDEE PRIMARIE


giovedì 12 dicembre 2013

REGOLAMENTO PER LA SCELTA DEL CANDIDATO A SINDACO DEL COMUNE DI 

CAVRIAGO PER IL PARTITO DEMOCRATICO


1- La campagna di consultazioni sarà indirizzata agli iscritti ed agli elettori del Partito

Democratico (PD) di Cavriago. Il partito metterà a disposizione le risorse finanziarie per

la campagna di consultazione e per le iniziative pubbliche dei candidati entro un limite di

budget complessivo di € 2.000, di cui € 1.000 a disposizione dei candidati. Non saranno

ammesse raccolte di fondi da parte dei candidati per sostenere la propria campagna

elettorale.

2- Ogni iscritto al PD di Cavriago, alla data del 10 Dicembre 2013, può candidarsi a Sindaco

del Comune. Ogni iscritto che intende candidarsi dovrà raccogliere le sottoscrizioni

di sostegno alla propria candidatura in numero pari a 50, di cui 20 tra gli iscritti al PD

di Cavriago e dovrà sottoscrivere un impegno al rispetto del Codice Etico del PD, del

presente Regolamento e del programma di base del partito. Il termine per la presentazione

delle candidature al Segretario del Partito Stefano Corradi (cell. 3395423776), con le

sottoscrizioni di sostegno, è fissato per le ore 12:00 del 30 Dicembre 2013. Ogni iscritto

può sostenere e sottoscrivere una sola candidatura.

3- Tutto il percorso della campagna di consultazione sarà seguito da un gruppo di lavoro

composto dal segretario del PD e dal Comitato Organizzatore delle Primarie. Il Comitato

Organizzatore sarà composto da un minimo di 5 persone designate dal Direttivo del partito.

Al loro interno sarà scelto un Presidente.

4- La campagna di consultazione si svolgerà con l’invio a tutte le famiglie di Cavriago di una

pubblicazione a cura del PD contenente la sintesi degli obiettivi che si intendono perseguire

con un’ampia partecipazione alle primarie; una sintesi del presente regolamento e le linee

fondamentali del programma del PD per il governo locale, programma che costituirà

il punto di riferimento di base per i candidati che ne dovranno condividere i contenuti.

La pubblicazione conterrà inoltre i curricula e brevi dichiarazioni programmatiche dei

candidati con eguale spazio a disposizione.

5- Si effettueranno due assemblee pubbliche promosse dal partito; la prima il 13 Gennaio

2014, e la seconda di chiusura il 31 Gennaio 2014. Le modalità di svolgimento delle

assemblee di partito verranno decise dal Comitato Organizzatore.

6- Ogni candidato potrà promuovere autonome iniziative di promozione della propria

candidatura nel periodo che intercorre fra la prima e la seconda assemblea promosse dal

partito. Non saranno consentite raccolte di firme o dichiarazioni esplicite di sostegno da

parte dei dipendenti comunali o dell’Azienda Speciale Cavriago Servizi, per garantire

la doverosa neutralità rispetto al futuro sindaco. I candidati si impegnano a sostenere

lealmente chi prevarrà nella consultazione.

7- Il seggio sarà aperto domenica 2 Febbraio 2014 dalle ore 8:00 alle ore 20:00 presso i locali

che saranno individuati dal Comitato Organizzatore.

8- Hanno diritto di voto i residenti nel Comune di Cavriago che abbiano compiuto 16 anni al

momento del voto e che siano iscritti al PD o che dichiarino di riconoscersi nella proposta

politica e programmatica del PD, di sostenerla alle elezioni, e accettino di essere registrati

nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori del PD al momento del voto. Ogni elettore

potrà contribuire volontariamente alle spese elettorali con un contributo che sarà devoluto al

PD di Cavriago.

9- Al regolare svolgimento delle elezioni sovrintende il Comitato Organizzatore, con

l’aggiunta del rappresentante designato dalla Federazione Provinciale del PD. Il Comitato

Organizzatore avrà il compito di riferire al Direttivo del Partito su tutte le questioni che

dovessero insorgere relativamente alle primarie al fine di un loro corretto svolgimento. Il

Direttivo del partito è organo sovrano che potrà assumere ogni conseguente decisione in

merito, a cui i candidati dovranno attenersi.

10-Lo scrutinio avverrà a conclusione delle operazioni elettorali nella serata di domenica

2 Febbraio 2014. Al Comitato organizzatore spetta il compito di dirimere eventuali

contestazioni sulle schede scrutinate. Alle operazioni di scrutinio possono presenziare gli

elettori.

11- Il candidato che avrà ottenuto il maggior numero di voti sarà il candidato Sindaco del PD di

Cavriago.

mercoledì 9 gennaio 2013

CAVRIAGO LOVES LIBERA




Anche quest'anno, vista la grande partecipazione del nostro paese in occasione della raccolta fondi dell'anno scorso, abbiamo deciso di dedicare una serata alla raccolta di fondi per l'associazione Libera. 

Libera è un'associazione nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l'educazione alla legalità democratica, l'impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall'Eurispes tra le eccellenze italiane.  Nel 2012 è stata inserita dalla rivista The Global Journal nella classifica delle cento migliori Ong del mondo: è l'unica organizzazione italiana di "community empowerment" che figuri in questa lista, la prima dedicata all'universo del no-profit


Per realizzare il nostro obbiettivo e per dimostrare quanto il nostro paese sia sensibile al tema della lotta alle mafie, abbiamo deciso di organizzare un concerto di beneficenza, al Novecento, con le principali band Cavriaghesi!!! Vi aspettiamo numerosi!!!!

mercoledì 25 luglio 2012

DAVIDE FARELLA E’ UN BUGIARDO? ANCORA FANGO SUL COMUNE. BASTA!!


Come membri del consiglio di maggioranza del Comune di Cavriago in questi tre anni di legislatura abbiamo assistito ad un progressivo innalzamento del livello dello scontro politico e delle dichiarazioni da parte dei consiglieri della lista civica “Cavriago Comune”. Le continue calunnie e le ripetute falsità che Davide Farella e Luca Ficarelli hanno più volte pubblicamente sostenuto ci hanno fatto capire che l’obiettivo che queste persone perseguono è unicamente distruttivo: screditare il nostro operato mettendo in dubbio la nostra rispettabilità e la nostra onestà di persone e di cittadini prima ancora che di amministratori.

Li abbiamo smentiti quando sostenevano che il consigliere Mirko Tutino percepiva una doppia indennità. Abbiamo letto articoli di giornale che sostenevano che l’azienda speciale era illegale. Abbiamo assistito alla presentazione di un esposto anonimo alla Corte dei Conti contro quella stessa Azienda Speciale che ha consentito di stabilizzare i precari e di fare investimenti. Tutte le loro accuse sono finite sempre in nulla. Quasi settimanalmente leggiamo note che allarmano i cittadini. Solo chiacchiere e tanti articoli di giornale. Abbiamo dimostrato, giorno dopo giorno, di operare in modo corretto e pulito, di muoverci nell’interesse della comunità, per il raggiungimento di un traguardo collettivo. Abbiamo visto nascere un Centro culturale d’eccellenza, il Multiplo, di cui si parla a livello nazionale. Abbiamo mantenuto tutti i servizi e ad un’alta qualità, in un contesto di tagli agli enti locali, mentre gli altri comuni esternalizzavano o riducevano i servizi. Sta nascendo una nuova scuola dell’infanzia. Investiamo ogni anno in cultura, istruzione, servizi per gli anziani e per i disabili, per lo sport e per i giovani. Possiamo sbagliarci o fare meglio, come tutti, ma siamo convinti di operare per il progresso e lo sviluppo della nostra comunità e di farlo in modo onesto. Nell’ultimo Consiglio comunale  Davide Farella ha sostenuto che il Comune ha intenzione di acquistare l’area della sede dell’ex Coop Muratori per chiudere un “gioco a tre” con l’Immobiliare “La verde dimora” attuale proprietario e collegata ad Unipol, e la Coop Muratori. Un’operazione , secondo le farneticanti ed offensive affermazioni di Farella, iniziata nel 2009. Secondo il consigliere Farella il Comune di Cavriago utilizza denaro pubblico per fare gli interessi del movimento cooperativo.

Abbiamo deciso di dire basta! Stiamo valutando se querelare il consigliere Farella, come già preannunciato nelle scorse settimane. Lo faremo personalmente, non attraverso il Comune. Ognuno di noi pagherà di tasca propria. Siamo indignati! Siamo persone che svolgono il proprio ruolo con onestà, senso del dovere e responsabilità. Siamo sicuri che ogni persona onesta, al posto nostro, farebbe la stessa cosa. Per difendere la propria rispettabilità. Com’è possibile, in un paese democratico, che una persona si permetta di lanciare accuse tanto infamanti senza mai assumersi l’onere della prova? Senza assumersene la responsabilità? Non possiamo più tollerare questo modo di fare politica che disgrega la collettività, umilia le istituzioni e offende noi come individui. Il consigliere Farella non pensi, com’è solito fare, ad indossare i panni della vittima, pensi piuttosto ad assumersi la responsabilità di quello che dice, porti le prove e dimostri le sue infamanti accuse. Oppure si scusi pubblicamente, altrimenti vorrà dire che è un bugiardo! E’ stato valicato il limite della decenza. Ci difenderemo e difenderemo le istituzioni che i cittadini cavriaghesi ci hanno dato l’onore di rappresentare.

BARANI ROBERTO   consigliere
BARDI MAURA consigliere
BEDOGNI FRANCESCA  assessore
BERCIOTTI GIANLUCA  assessore
BERTANI ROBERTO  assessore
BORRELLI SONIA    assessore
BURANI IVAN consigliere
BURANI PAOLO    vicesindaco
DELMONTE VINCENZO sindaco
FABBRIS LUCA  consigliere
POLI SARA  consigliere
TERENZIANI CINZIA consigliere
TESTA ENRICA  consigliere
TUTINO MIRKO consigliere

lunedì 7 maggio 2012

Pignedoli e Soliani: "Il PD non ha mai votato contro il taglio delle pensioni d'oro"

La voce che sta girando in queste ore che accusa i Senatori del Partito Democratico di avere votato contro il taglio delle "pensioni d'oro" è una notizia falsa e fuorviante e per questo senatiamo l’esigenza di fare chiarezza. Le così dette “pensioni d’oro”, stimate in un numero inferiore a 10 in tutto il Paese e appartenenti a manager pubblici di grande rilievo come il responsabile dei Servizi Segreti Italiani, colui il quale è responsabile della sicurezza dello Stato, sono state tagliate dal Governo Monti (anche con il nostro appoggio) diversi mesi fa imponendo un contributo di solidarietà. L’emendamento in discussione la settimana scorsa non andava a modificare tale decisione e, come spiegato dalla relazione tecnica redatta dal Ministero dell’Economia ad esso riferita, non produceva effetti negativi per i saldi di finanza pubblica. Questo significa che quel comma non determinava una maggiore spesa per le casse dello Stato, e ciò dimostra che quanto affermato da troppi è falso. Non abbiamo mai votato contro la riduzione delle pensioni d’oro e il Partito Democratico non ha in nessun modo cambiato idea a tal proposito. Questo e' l'ennesimo caso di disinformazione non so se dolosa o frutto di incompetenza.


Per spiegare l’accaduto occorre chiarire che: 1. nel dicembre 2011 scorso il decreto-legge “Salva-Italia” ha stabilito un taglio alle retribuzioni degli alti dirigenti pubblici superiori ai 300.000 euro annui; 2. quella disposizione ha determinato una situazione nella quale numerosi alti dirigenti pubblici che hanno già maturato i requisiti per il pensionamento sono fortemente incentivati a scegliere di andare in pensione subito, invece di continuare a lavorare (così come invece ha chiesto loro il Governo) per evitare che il nuovo stipendio, oggi decurtato, determini una riduzione corrispondente del trattamento pensionistico a cui altrimenti avrebbero già diritto. Per evitare questo, il Governo si è impegnato a fare in modo che, rimanendo in servizio, essi non subiscano quel pregiudizio. 3. In un decreto-legge adottato ultimamente, il Governo ha quindi inserito una disposizione che stabilisce che il taglio operato con il decreto “Salva-Italia” non possa incidere sul trattamento pensionistico già maturato da quei dirigenti alla fine del 2011 nel vecchio regime, bensì incida soltanto sul trattamento che maturerà a loro favore dal 1° gennaio in poi, decidendo essi di restare in servizio. Va sottolineato che tale disposizione corrisponde a un orientamento giurisprudenziale costante della Cassazione e della Corte costituzionale, secondo il qualee il trattamento pensionistico per il quale una persona ha già maturato i requisiti, ma che non viene attivato poiché essa decide di continuare a lavorare, costituisce un diritto acquisito che non può essere inciso da nuove disposizioni. La disposizione inserita dal Governo nel decreto-legge mirava dunque anche a evitare una pioggia di loro ricorsi dei dirigenti interessati, ricorsi che a breve arriveranno (grazie a Lega, PDL e IDV) e che avranno ottime possibilità di successo, successo che, concretamente, si tramuterà in esborsi da parte dello Stato non indifferenti, che peseranno sulel tasche dei cittadini. Questo il Partito Democratico e il Governo lo volevano evitare.



Così stando le cose, ci è parso ragionevole l’accordo tra i partiti della maggioranza nel senso di respingere l’emendamento soppressivo presentato dalla Lega. E quando in Senato mercoledì scorso si è delineata la defezione quasi in blocco del Gruppo del PdL (con la significativa eccezione dei suoi esponenti di vertice), abbiamo approvato la scelta del PD di mantenere invece l’impegno preso, nonostante questo rischiasse di esporci alla disapprovazione dell’opinione pubblica meno informata. Aggiungiamo soltanto che, se non avessimo approvato questa scelta del PD, non avremmo esitato a dirlo chiaro e tondo in questa sede e in ogni altra.

mercoledì 25 aprile 2012

Due parole, un pensiero. 25 aprile 2012

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”. Sono celebri parole che Piero Calamandrei rivolgeva agli studenti milanesi nel 1955. Sono molti i modi per celebrare la Liberazione dal nazifascismo e per fornire alle persone strumenti ed elementi per riflettere sulla tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese e che ancora oggi affiora, indelebile, nella memoria di tanti testimoni, qui con noi oggi in questa giornata di ricorrenza nazionale. Possiamo pensare che la tragedia del nazifascismo come la tragedia di tutti i totalitarismi deriva da un crollo collettivo di senso di responsabilità. Questo dovrebbe indurre ogni persona a vigilare affinché questa sorta di coscienza sociale, oggi sempre messa più a dura prova da esempi ed interessi contraddittori e irresponsabili, non sparisca nuovamente. Gli ultimi episodi, i pentoloni scoperchiati dalla magistratura su pratiche illecite all'interno dei partiti, hanno gettato benzina sul fuoco dell'antipolitica creando uno scollamento impressionante tra il mondo politico e la società civile. Proprio in un momento in cui l’economia va a rotoli, proprio in un momento in cui si chiedono immensi sacrifici ai lavoratori, ai pensionati, agli onesti imprenditori, si assiste ad una rigidità di pensiero e di reazione, da parte del mondo politico, a dir poco sconcertante. Per non parlare dei fondi destinati alla politica. Giusti a mio parere i fondi pubblici, ma esorbitanti in un momento in cui a tutti si chiede di fare dei sacrifici e ridimensionare le proprie spese. C’è veramente una brutta aria in giro e nessun partito può considerarsi al riparo in questo momento. Se non contrastiamo l’antipolitica con azioni forti, prese di posizioni decise e soprattutto serietà, quest'ondata spazzerà via tutti, Partito Democratico compreso. Il Partito Democratico, nello spirito fondativo, voleva essere un partito moderno, nuovo, al passo con i tempi. Bene, questo è il momento di dimostrare che c’è. Non si può indulgere nell'antipolitica. L’Italia non ha bisogno di una deriva demagogica. C'è bisogno di partiti amici della gente e della cultura, dinamici, moderni che offrano idee nuove a questo Paese e che si chiedano quale sarà l'Italia del 2013 e degli anni a venire, ma, soprattutto, che la mettano in cantiere. C'è bisogno di una stagione in cui i partiti si rifondano profondamente e culturalmente. C’è bisogno di aria nuova.

martedì 7 febbraio 2012

IL PD CHE VORREI

Sempre più spesso leggo sui giornali e sento dire, anche da persone del mio schieramento politico, che le differenze ideologiche tra sinistra e destra non esistono e non devono più esistere ciò che cambia è l’idea di governo, ma siamo rincretiniti!!!!

È vero che la sinistra ha subito un colpo durissimo con la caduta del Muro di Berlino e il crollo dei paesi sovietici. È crollata tutta l’impalcatura ideologica che per mezzo secolo si era opposta e aveva frenato l’avanzata del capitalismo, e i partiti di sinistra si sono ritrovati senza bussola e hanno iniziato a vagare senza una direzione precisa in testa, arrendendosi all’idea che la società di mercato fosse la migliore tipologia di società ideata dall’uomo. Bè è ora di svegliarsi perché non è così, la società di mercato è il peggior modello sociale ideato dall’uomo, e dobbiamo ritrovare la bussola, la stella polare che ci indichi la strada prima che sia troppo tardi. Per farlo dobbiamo tornare a discutere di teoria politica prima di qualsiasi altra cosa, ideare grazie al contributo e alle conoscenze di tutti un nuovo modello di società. Per iniziare è essenziale porsi una domanda: È la società in cui viviamo quella che vogliamo?
La società che vogliamo è una società in cui io vedo l’altro come un’oggetto utile per soddisfare i miei interessi? Una società in cui la ricchezza, il possesso di denaro è l’unica cosa che conta per determinare il mio successo sociale? O vogliamo qualcosa di diverso?

Io, e parlo per me, ognuno è libero di dare la risposta che crede, voglio qualcosa di diverso. Ma cosa?
La risposta la si può ritrovare nei valori fondanti la nostra costituzione, la libertà l’uguaglianza la solidarietà e l’individuo.

La libertà non va intesa come libertà di fare ciò che voglio dove e quando voglio, ma essere libero fra gli altri, nel rispetto degli altri e della loro dignità in quanto uomini, e anche di più, essere libero negli altri. Io sono/sarò veramente libero solo quando anche chi mi sta intorno è libero, quando tutti gli uomini di questa terra potranno godere dei diritti di libertà di cui io godo.

Uguaglianza, questo è un tema cruciale della nostra epoca, e quando parlo di uguaglianza mi riferisco solo alle tipologie di uguaglianza elencate in costituzione(di genere religiosa politica ecc) ma anche all’uguaglianza delle varie etnie umane, e in base a questo principio sacrosanto di umanità bisogna sempre accogliere e rispettare l’altro, accudirlo, crescerlo educarlo se è maleducato istruirlo se è ignorante. Solo così si potrà costruire una democrazia efficiente, dove ci siano discussioni mature tra le forze politiche e non attacchi e insulti e dove la maggioranza di governo ascolti la minoranza e non governi in modo dittatoriale imponendo il suo volere, perché chi governa, governa per tutti.

Solidarietà in tutti i campi dell’attività umana, cosa significa essere umani se non aiutare il prossimo(ad avere le mie stesse possibilità)? Cos’è l’umanità se non l’aiuto di chi sta peggio, di chi soffre? Non siamo su questa terra per soddisfare i nostri personalissimi interessi siamo su questa terra per fare qualcosa di più grande, contribuire al progresso dell’umanità, nel rispetto dell’ambiente e degli altri esseri viventi, perché se no contribuiremmo solo alla nostra fine(questo i nostri padri non l’avevano capito sta a noi agire perché ciò sia fatto). Vorrei ora citare l’articolo 41 della costituzione: ” L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”, questo è uno di quei principi che dovremmo porre al centro dell’attività politica, chiunque abbia un’idea d’impresa può porla in essere, non tanto per ricercare il massimo profitto per se(anche questo in una certa misura) ma ricercando il massimo profitto per la collettività tutta(per contribuire al progresso umano), sapendo che quest’idea può portare a un miglioramento delle condizioni di vita della comunità in cui vive, e conseguentemente anche delle sue condizioni di vita. Dev’ essere questa la ragione che spinge un uomo ad aprire un’impresa, ed è per questo che bisogna combattere con ogni mezzo la delocalizzazione perché è un danno per la comunità a favore di un solo individuo.

L’ultimo per l’appunto è l’individuo, la persona unica e irripetibile, ognuno con la sua intelligenza e le sue potenzialità che vanno riconosciute e coltivate indipendentemente dalla condizione sociale di partenza, ed è per questo che bisogna difendere a spada tratta il servizio scolastico pubblico. l’individuo che nasce con una serie di diritti inalienabili, come specificato nella dichiarazione universale de diritti dell’uomo, che vanno garantiti e tutelati. Individuo non come solo fra altri individui ma individuo membro di qualcosa di più grande che è la comunità umana, che deve avere, come già detto, la possibilità di realizzarsi secondo le sue aspirazioni e le sue capacità ma deve farlo tra gli altri o ancora meglio, con gli altri.

Con queste poche righe spero di aver suscitato riflessioni e stimolato la voglia di discutere tutti insieme di un nuovo tipo di società, perché, secondo me, è questo che il PD deve fare prima di qualsiasi altra cosa, prima di qualsiasi discussione dobbiamo capire veramente che siamo, cosa vogliamo e dove dobbiamo arrivare, e dobbiamo metterci in testa che un altro tipo di società è possibile.
Riccardo Rinaldi

Reggio Emilia contro l'arroganza dei boss

Enrico Bini, presidente Camera di Commercio di Reggio Emilia
Reggio Emilia è una città tranquilla. Almeno a prima vista molti pensano che lo sia. E' una delle realtà più produttive dell'Emilia Romagna, ma anche quella che sta pagando a caro prezzo la crisi economica. E' una città aperta, attiva e produttiva. La gente si interessa del bene comune e partecipa alla vita civile della comunità. Reggio Emilia, però non è un'isola felice. Probabilmente non lo è mai stata. Come tutte le realtà emiliano-romagnole sta conoscendo l'avanzata del crimine organizzato. I boss da anni hanno piantato solide radici in tutta la provincia, facendo affari.

Un momento di riflessione lo offre l'associazione Libera, attiva a Reggio Emilia dal 2008. Sabato, una cena con i cittadini con un momento di riflessione comune sul problema mafie, organizzato con il Pd locale al circolo Sandro Pertini. L'ospite più atteso della serata è Enrico Bini, il presidente della Camera di Commercio reggiana. Bini è una persona normalissima, un imprenditore che ha lavorato lunghi anni nel mondo dell'autotrasporto. Camionista, presidente di una delle principali aziende di trasporto locali, fino alla nomina di presidente dell'ente camerale. E' una persona schietta che va dritto al punto. «Da camionista e da commerciale per un'azienda di trasporti ho conosciuto il fenomeno mafioso in Emilia Romagna». Il suo ragionamento è lineare, e segue di poche ore quanto dichiarato all'inaugurazione dell'anno giudiziario dal Procuratore generale Emilio Leodonne. I boss fanno affari in regione, sono diventati imprenditori e sono capaci di muoversi nel silenzio, senza destare sospetti.

L'incontro segue di alcuni giorni un servizio sulle mafie a Reggio Emilia, realizzato dal giornalista Vito Foderà per la trasmissione Piazza Pulita su La7. Foderà ha raccolto le “opinioni” di alcuni autotrasportatori durante i blocchi delle autostrade della scorsa settimana. Una testimonianza molto importante, che ha lasciato di stucco numerosi reggiani. I camionisti, molti di origine calabrese, hanno sparato alzo zero. Contro Bini, senza però citarlo direttamente, contro le cooperative reggiane, e contro i politici. Con molta arroganza hanno chiamato in causa cinque politici, eletti grazie al loro voto. Sottinteso il voto della 'ndrangheta. L'autotrasporto e l'edilizia sono due dei settori dove maggiore è stata l'infiltrazione delle 'ndrine
calabresi, per lo più originarie di Cutro e di Isola Capo Rizzuto. I Grande Aracri, i Nocoscia, gli Arena, i Muto, e numerose altre cosche hanno allungato le mani sull'economia legale reggiana.
Soffocandola.

«Il problema è stato ignorato nel tempo – commenta amaro Enrico Bini – non si è capito come una persona che è arrivata qui con cinque camion, oggi ne ha 250 e va ai picchetti con l'auto blindata». «Sono state le gare al massimo ribasso – aggiunge – a favorire l'ingresso delle mafie in regione». I boss hanno vinto gare d'appalto con offerte del 30, 40 o 50% inferiori rispetto a quelle delle aziende locali. Hanno soldi in abbondanza e vogliono “ripulirli”. Utilizzano manodopera sottopagata, o in
nero. Stabiliscono chi e come deve lavorare. Non accettano interferenze o defezioni. Così facendo hanno avvelenato il libero mercato, distorcendo la concorrenza. «Servono garanzie per tutelare le realtà locali – commenta Bini – solo così si può bloccare l'ingresso delle imprese mafiose, e la morte di quelle locali».

Nella provincia reggiana nel 2010 è stato registrato il 14% delle operazioni finanziare sospette di tutta la regione, mentre non si trova un solo bene confiscato ai boss. I soldi ci sono, le mafie pure, ma le indagini sono lente e difficoltose. A Reggio Emilia negli ultimi anni qualcosa, tuttavia, è cambiato, si è mosso. La Camera di commercio è stata in prima fila. Denunce e protocolli di legalità. Come quello siglato con gli enti camerali di Modena, Crotone e Caltanissetta, che ha fatto
da apripista ad una stretta collaborazione con magistratura e forze dell'ordine. La Prefettura, inoltre, ha operato con decisione. La prefetto De Miro ha firmato numerose interdittive, ritirando il certificato antimafia a aziende anche importanti. Le istituzioni locali hanno siglato protocolli antimafia con la Prefettura per vigilare attentamente le gare di appalto, e le ditte sub-appaltatrici.

«Oggi – aggiunge Enrico Bini – si assiste ad una risposta positiva in tutta la provincia, dalle istituzioni agli enti locali, dalla Prefettura alle associazioni. La risposta di Reggio Emilia è stata diversa rispetto a quella delle altre province dell'Emilia Romagna. Tuttavia, nonostante le risposte date, questi signori continuano a fare il loro “lavoro”». Mostrandosi arroganti, denunciando, come nel servizio di Piazza pulita, che la vera mafia è a Reggio Emilia. «Questi signori – si legge in una
nota stampa di Libera Reggio Emilia - sostengono che la mafia è a Reggio Emilia e sono mafiose le persone che li accusano, con chiari riferimenti al Presidente della Camera di Commercio Enrico Bini, che viene anche incolpato di essere razzista. Ribadiamo ancora una volta con forza – aggiunge Libera - che il Presidente Bini ha tutto il nostro appoggio e che nessuno qui è razzista. Non volere la 'ndrangheta non vuol dire non volere i calabresi. Noi almeno consideriamo le due cose ben distinte,
mentre ci pare che siano le stesse persone che lanciano le accuse, ad associare con troppa facilità i calabresi con l’organizzazione criminale. Continueremo a fare ciò che serve perché non vogliamo né 'ndrangheta né altre organizzazioni criminali nel nostro territorio e continueremo a sostenere persone come il Presidente Bini o la Prefetto De Miro che facendo seriamente il proprio lavoro
difendono il nostro territorio dalle presenze mafiose».

Gaetano Liardo giornalista di Liberainformazione.

lunedì 6 febbraio 2012

CAVRIAGO: UNA FOLLA CONTRO LE MAFIE


Grande successo dell'iniziativa organizzata dal PD di Cavriago insieme a Libera, Associazione contro le Mafie, ieri sera al Parco Pertini. La serata prevedeva una cena e a seguire un dibattito con presentazione da parte di Libera del dossier “Mafie senza confini noi senza paura”.
Al dibattito sono intervenuti: on. Maino Marchi rappresentante della commissione parlamentare antimafia, Enrico Bini presidente della Camera di Commercio, Gaetano Liardo di Liberainformazione, Matteo Iori presidente centro sociale Papa Giovanni XXXIII, rappresentanti di Libera provinciale e rappresentanti di Giovani contro le mafie.
Presenti in sala amministratori locali, imprenditori, ed un folto pubblico di cittadini, i quali hanno voluto, con la loro presenza, dare un contributo concreto all'associazione Libera, che da anni si batte ed è in prima linea nella lotta alle mafie. I proventi della serata infatti saranno tutti devoluti a questa importante associazione: in questo modo speriamo di potere partecipare, almeno in parte, a diffondere i principi ed i valori che Libera rappresenta, sostenendo l'impegno nel diffondere la cultura della legalità.
275 persone a cena, che il robusto gruppo di volontari del PD ha accolto e messo a tavola con l'entusiasmo e l'energia che lo contraddistingue. Per questo non finiremo mai di ringraziarli, perchè è solo per merito loro che è possibile realizzare queste importanti iniziative. L'invito alla partecipazione ed organizzazione era stato allargato anche alle altre forze politiche locali, a partire da Rifondazione Comunista. Ma purtroppo nessuno di loro ha voluto cogliere l'invito, non contribuendo in alcun modo alla serata. Peccato, è stata un'occasione persa per mettere insieme le forze, e dimostrare che nella lotta contro le mafie non dovrebbero esserci distinzioni di parte. Il PD non si tirerà mai indietro nel sostenere Libera ed altre associazioni come questa che, al di là di ogni simbolo di partito, si impegnano per
costruire un presente ed un futuro migliori. Grazie di cuore a tutti.
Maura Bardi, Circolo Partito Democratico di Cavriago.

giovedì 21 luglio 2011

Storia di una festa partecipata

Domenica 17 luglio si è conclusa la Festa Democratica di Cavriago
svoltasi presso il Parco del Palazzetto dello Sport

Il gruppo dirigente del locale Circolo PD ringrazia i concittadini per la calorosa partecipazione e per il loro sostegno morale ed economico.
Le sterili polemiche e false informazioni dei gruppi di opposizione consiliari che hanno caratterizzato i giorni precedenti lo svolgimento di questa edizione sono state smentite nei fatti dalla reazione del paese.
Sono stati raggiunti risultati negli incassi e nelle presenze mai ottenuti negli ultimi anni (entrate per € 37.000,00 – risultato economico stimato provvisorio € 9.000,00).

Ringraziamo anche la folta schiera di volontari che ha contribuito all’allestimento e che si è avvicendata nella gestione degli stand durante le 5 serate.

Riteniamo, di aver risposto a quelle che erano le esigenze del paese e dei nostri concittadini.

Una festa centrale, nel paese, a misura di paese.

Ancora grazie a tutti.

venerdì 8 luglio 2011

martedì 5 luglio 2011

IL VENTENNIO BERLUSCONIANO


dalla Nota del Mattino del PD provinciale del 5 luglio

1. IL VENTENNIO BERLUSCONIANO
LODO MONDADORI, UN CASO ESEMPLARE PER RICORDARE GLI ANNI CHE GLI ITALIANI HANNO ALLE SPALLE.
La vicenda Mondadori si svolse a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. E ricordarne i punti salienti fa capire meglio il ventennio che gli italiani si stanno mettendo alle spalle.
Nel corso degli anni Ottanta Silvio Berlusconi aveva acquisito quote di minoranza della Arnoldo Mondadori Editore, di cui erano azionisti anche la famiglia Formenton-Mondarori e Carlo De Benedetti. Carlo De Bendetti aveva stipulato un accordo scritto per rilevare le azioni della famiglia entro il gennaio 1991, per diventare l’editore di riferimento del gruppo. Ma nel 1989 la famiglia Formenton-Mondadori cambiò decisione e vendette le sue azioni a Silvio Berlusconi.
Ne nacque una contesa anche di tipo giudiziario. Un primo Lodo arbitrale diede ragione a De Benedetti. Berlusconi fece ricorso alla corte di appello e vinse. Con una mediazione dell’imprenditore Ciarrapico, che agiva per conto di Giulio Andreotti, si è arrivò a una tregua e spartizione concordate.
In seguito si è scoperto che per quella sentenza di appello vi era stata corruzione. E fino in Cassazione sono stati condannati avvocati del premier e magistrati. Per risarcire l’imprenditore De Bendetti del mancato sviluppo e giro di affari Il giudice Misiani (quello preso in giro dai tg berlusconiani per il colore dei calzini) ha stabilito che la Finvest avrebbe dovuto sborsare 750 milioni di euro. Una perizia successiva ha ridotto a meno di 500 milioni questa cifra. A giorni si aspetta la sentenza di appello sui risarcimenti. Con la manovra appena approvata dal governo di fatto verrebbe bloccato il pagamento fino alla sentenza della Cassazione, tra qualche anno.
Memento: la vicenda Mondadori si swvolse a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. Nel 1994, anno in cui Silvio Berlusconi, “scese in campo” e si presentò alle elezioni politiche con Forza Italia, il suo gruppo industrial-mediatico-finanziario aveva, ricorda oggi Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica, debiti a medio e lungo termine per 2.927 miliardi di lire, debiti a breve termine per 1.528 miliardi di lire e, a fronte, un capitale netto di soli 1.053 miliardi di lire.
Il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, alle agenzie di stampa ieri: "Una cosa del genere qualora fosse confermata sarebbe la prova che per tutti gli italiani la manovra sarà un problema e per il presidente Berlusconi una soluzione. Voglio credere che non si insulti il Parlamento trasmettendogli una norma del genere".

2. IL VENTENNIO BERLUSCONIANO
P4. DOMANI LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE DECIDE SULLA RICHIESTA DI ARRESTO PER PAPA, PARLAMENTARE PDL E PERNO DELLA CRICCA MASSONICA E AFFARISTA CHIAMATA P4. UN ALTRO CASO PER ESEMPLARE PER CAPIRE GLI ANNI CHE L’ITALIA HA ALLE SPALLE.
Si parla della P4, ma poi i personaggi implicati in questa storia di segreti, affari, dossier, spifferate, sono spesso o direttamente quelli della sempiterna Loggia segreta Propaganda 2 che fu governata dal vecchio Licio Gelli, giudicata e condannata dalla commissione parlamentare di inchiesta presieduta da Tina Anselmi, o replicanti più giovani. Domani la commissione per le autorizzazioni a procedere decide sulla richiesta di arresto per il parlamentare Papa del Pdl. Che cosa faranno il “Partito degli onesti” e la Lega dei furbi? Sarà un passaggio decisivo.

3. IL VENTENNIO BERLUSCONIANO
RAI. DOMANI IL PRESIDENTE E IL DIRETTORE IN PARLAMENTO PER RIFERIRE SULLA STRUTTURA BERLUSCONIANA CHE DALL’INTERNO FAVORIVA MEDIASET. DOPODOMANI IL CDA DELL’AZIENDA.
La Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai ascolterà domani il presidente e il direttore generale dell’azienda per avere spiegazioni sulle notizie relative al gruppo di dirigenti imposti dal centrodestra e che per anni avrebbe fatto in modo di favorire Mediaset ai danni della Rai. Giovedì ne parlerà anche il Consiglio di amministrazione della Rai.

4. MANOVRA, UNA SOLUZIONE PER IL PRESIDENTE UN PROBLEMA PER IL PAESE: INIQUA E SENZA SOSTEGNO ALLA CRESCITA E AL LAVORO.
Tagli agli enti locali, tagli alle pensioni, ticket sanitari. La manovra economica del governo rinvia a dopo le ormai prevedibili elezioni politiche e dunque sulle spalle del prossimo governo il grosso dei sacrifici (20 miliardi nel 2013 e altri 20 miliardi di euro nel 2014). Ma intanto pesta con pesantezza sui percettori di redditi bassi e medi, riserva ancora un trattamento di favore ai trasgressori delle quote latte, non fa nulla per la crescita dell’economia e per sostenere il lavoro e lascia aperte le porte ai sogni su una futuribile riforma fiscale che da come si presenta favorirà i più abbienti (la revisione delle aliquote Irpef per come viene presentata finirebbe per favorire ben poco i meno abbienti e moltissimo i contribuenti più ricchi).
Ieri il testo definitivo è stato presentato al Quirinale. Oggi Tremonti, Sacconi e Brunetta lo illustreranno in una conferenza stampa.
Per fortuna alla fine è risultato che non sono stati tagliati gli incentivi alle energie rinnovabili: la Lega aveva fatto una battaglia per toglierli, in modo da potersi presentare agli elettori come il campione del risparmio sulla bolletta della luce. Peccato che così facendo avrebbe finito di distrugge l’unico settore industriale in forte sviluppo in questo momento, migliaia di posti di lavoro e soprattutto avrebbe compromesso la possibilità che l’Italia sviluppando di più le fonti rinnovabili possa essere meno schiava degli approvvigionamenti di idrocarburi, in futuro certamente sempre più cari. Come dire: per qualche voto in più oggi, la Lega aveva già venduto il futuro per l’Italia.

5. TAV, LA VIOLENZA E’ SEMPRE SBAGLIATA. E FA SEMPRE IL GIOCO DI CHI VUOLE IMBROGLIARE LE CARTE.
La violenza è sempre sbagliata e fa sempre il gioco di chi vuole imbrogliare le carte. Il Partito Democratico su questo tema ha una posizione ferma e chiara. L’ha espressa in modo netto tutto il gruppo dirigente del partito, a cominciare dal segretario Pier Luigi Bersani.
Il caso drammatico degli scontri sulla Tav in questi giorni viene utilizzato dalla maggioranza di centro destra (ma anche dai quotidiani espressione di azionisti industriali e finanziari interessati a superare Berlusconi ma a anche tenere a distanza il Pd dal governo) per cercare di rompere la possibile alleanza politica del centrosinistra nelle prossime elezioni politiche. Il tentativo è chiaro: mettere un cuneo tra Pd e possibili alleati a sinistra, come Sel e come l’Idv.

6. ABOLIZIONE DELLE PROVINCE E TESTAMENTO BIOLOGICO. OGGI ALLA CAMERA RIPRENDE IL CONFRONTO.
L’abolizione delle province e il testamento biologico sono i due temi sui quali oggi riprende la discussione alla Camera dei Deputati. Ancora non è chiaro se si arriverà o no ad un voto.

mercoledì 27 aprile 2011

4 volte Si!



Il 12 e 13 Giugno ci saranno i referendum per dire di no al nucleare, alla privatizzazione dell'acqua e all'legittimo impedimento; ma perchè bisogna votare si? il pd riguardo a questi argomenti cosa ne pensa?

Nucleare
Il nucleare garantisce sicuramente enormi quantità di energia, ma ad oggi presenta molti problemi irrisolti, tra cui i piu importanti sono i problemi di impatto ambientale, sicurezza della popolazione e, in particolare, di smaltimento delle scorie radioattive.
E' stato piu volte detto che il ritorno all'energia nucleare avrebbe portato a una riduzione dei costi per le famiglie italiane, non c'è però niente di più falo, infatti senza un forte sostegno pubblico l'attuale nucleare non è competitivo e i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani. Il Partito Democratico crede sia necessario che il Governo doti il paese di un Piano Energetico che metta al cuore dello sviluppo della produzione di energia elettrica le energie rinnovabili,in particolare quella fotovoltaica. Ai nostri occhi appare quindi particolarmente sciagurata la sospensione degli incentivi che ha operato il Governo, generando una grave situazione di incertezza - a fronte di investimenti privati già decollati - che mette a repentaglio, secondo le associazioni di settore, 250.000 posti di lavoro.
Ecco perchè votiamo Si al referendum sul nucleare.


Acqua pubblica
L'azione del Partito Democratico su questo tema è guidata da una serie di pincipi che riguardano la natura di bene pubblica della risorsa acqua e quindi la proprietà demaniale della risorsa e delle infrastrutture; la gestione industriale del servizio idrico integrato; la necessità di una forte regolazione e controllo pubblico sulle gestioni con l'istituzione di una autorità nazionale di regolazione, compartecipata dallo Stato e dalle regioni; il ruolo fondamentale delle regioni e degli enti locali; la natura della tariffa come corrispettivo del servizio idrico integrato da modulare con una tariffa sociale e con un tariffa che incentivi il risparmio idrico; la necessità di vincoli chiari alla realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento del servizio con un impegno al riequilibrio territoriale per garantire lo stesso livello di servizio in ogni area del paese.
Ecco perchè votiamo Si ai 2 quesiti sull'acqua.

Legittimo impedimento
Questa è una norma che stravolge il concetto di legittimo impedimento, un termine disciplinato nel processo penale come un punto di equilibrio tra il diritto alla difesa ed il corretto esercizio della giurisdizione. Al fondo di questa legge non esiste un'esigenza di giustizia e di tutela dei cittadini. Questa norma non ha un carattere generale ed astratto, è solo un meccanismo artificioso di tutela di una sola persona, un trucco per sottrarla ai procedimenti giudiziari in corso.
Ecco perchè votiamo Si al referendum per abrogare il legittimo impedimento.

venerdì 15 aprile 2011

UN CANTIERE... DI IDEE!


Il 13 aprile 2011, si è svolta l’assemblea pubblica di presentazione del Multiplo, nuovo Centro Culturale.
E’ stato un momento importante e significativo, sia per gli “addetti” ai lavori, che per la cittadinanza stessa, perché è stato dimostrato in che modo, con impegno e coraggio, grandi progetti possano diventare realizzabili.
Nonostante la presenza di un Governo che non ha vergogna dello scandaloso comportamento di quella macchietta del Presidente del Consiglio, e che non ha lesinato ad apportare tagli a servizi diretti ai cittadini - scuola e cultura -, il Comune di Cavriago è riuscito a fare fronte alle spese, dimostrando una indubbia capacità amministrativa, dimostrata anche dal fatto che non 1 euro dei costi del Multiplo verrà prelevato dalle tasche dei cittadini.
Il numero e la qualità dei servizi proposti vanno ben oltre le aspettative di un paese con meno di 10.000 abitanti, e tutto questo a costo zero per la popolazione (i maggiori costi di gestione, che hanno fatto tanto preoccupare alcuni esponenti della minoranza consiliare, per i quali non importava alcun altro aspetto se non quello, verranno totalmente coperti da sponsor).
Nei 2.800 metri quadrati di spazi aperti al pubblico del “Multiplo” (composti dal giardino e da 3 edifici: la villa, il nuovo edificio e la casa colonica ristrutturata) si riuniranno e integreranno biblioteca, ludoteca, artoteca (con prestito di opere d’arte, la prima esperienza in Emilia Romagna), scuola di musica, spazi espositivi, atelier per attività e corsi, archivio fotografico, sala per concerti e manifestazioni, sezione di storia locale e laboratorio delle identità della memoria, magazzini, archivi.
Come leggiamo nel comunicato stampa mandato ai giornali, l’intento dell’Amministrazione Comunale è che il nuovo centro culturale sia un luogo per tutti che diventi quotidiano, un polo di attrazione, di incontro, di convivialità: una “piazza” della cultura.
Gli interventi degli amministratori e degli operatori culturali, hanno trasmesso entusiasmo e soddisfazione, stati d’animo contagiosi che si sono facilmente trasmessi a tutta la sala.
Finalmente Cavriago avrà il suo nuovo Centro Culturale al di là delle polemiche - che ieri sera si sono concretizzate in soli due interventi sempre più deboli e pretestuosi -, sarà un nuovo importante punto di riferimento per il paese; un luogo accogliente, alla portata di tutti, dove ognuno potrà trovare il suo spazio, e potrà contribuire all’accrescimento e al miglioramento del servizio.
Ora attendiamo ansiosi il 17 e 18 settembre, per entrare finalmente in questo luogo ed iniziare questo lungo viaggio culturale…

giovedì 10 febbraio 2011

L'IMPORTANZA DELLE FESTE


Ecco alcuni stralci dell’articolo di Alfredo Reichlin pubblicato sull’unità di lunedì.
“Vorrei sottolineare il significato che, nella sua semplicità, assume questa narrazione di cosa sono
state le feste de l’Unità. Non si tratta solo della cronaca di eventi più o meno festosi che milioni di italiani hanno frequentato e frequentano in tante parti d’Italia e che ormai rappresentano una scadenza della vita popolare nelle sere estive di città, paesi e borgate, un po’ come le feste del santo patrono. Non si tratta solo di questo. Dietro quelle tavolate festose e quelle donne che fanno i tortellini c’è stata una grande idea. Una operazione politica e culturale originale, molto ambiziosa, che parte da una idea profondamente realista dell’Italia, e quindi della politica come storia, e storia non più solo delle classi dominanti ma della tormentata e complessa vicenda del popolo italiano. Si partiva dall’assillo di creare un tessuto di relazioni e di partecipazione alla vita collettiva, tale da trasformare le masse italiane in quello che mai erano state, cioè un popolo-nazione. Non più plebe, sudditi, un mondo separato da quello dove si formano i poteri e si decidono i destini collettivi….La politica era tutt’uno con una fede, e un ideale di riscatto umano. Ma era, al tempo stesso, una lotta per un progresso civile e una cultura che andavano oltre la buona amministrazione. Era la formazione di una nuova umanità. E il segno di questo rimane; e ciò spiega tante cose: dalla buona amministrazione alla iniziativa imprenditoriale, dal creare associazioni e cooperative alla passione democratica….Una classe diventa dominante se prima ancora di andare al potere diventa dirigente, se è in grado cioè di esercitare una direzione intellettuale e morale sull’intera società, se elabora una cultura più avanzata e riunifica il popolo con gli intellettuali. Se crea insomma una classe dirigente…. Affrontare noi le grandi questioni irrisolte che avevano bloccato il cammino del popolo italiano. Grandi questioni storiche, non riducibili alla prepotenza dei padroni: la questione contadina (l’ottanta per cento della popolazione, per di più quasi del tutto analfabeta), la questione meridionale (quasi metà del paese), la questione vaticana, cioè il problema di come combinare la pace religiosa con le libertà politiche e civili. Laicità dello Stato e riconoscimento perfino dell’apporto che una coscienza religiosa può dare alla coscienza sociale e civile. Questa grande avventura io l’ho vissuta non solo nei libri ma nei rapporti con i compagni e le persone, e sono stato testimone di come l’invenzione delle feste de l’Unità fosse tutta pensata alla luce dell’idea d’Italia e della politica di cui ho parlato e come parte integrante dello sforzo di aderire «a tutte le pieghe della società».….Mettemmo varie cose: il messaggio politico che il Pci voleva ogni anno imporre come tema culturale della sua battaglia, insieme con l’evento festoso attraverso il quale le nostre organizzazioni dovevano verificare il radicamento popolare luogo per luogo, la capacità organizzativa di cui erano capaci, l’occasione per i dirigenti di farsi conoscere e aprire dibattiti. Il successo fu clamoroso. Questo libro ne dà conto e sarebbe quanto mai utile allargare la ricerca tra quelli che (a mio ricordo almeno) furono eventi davvero grandi e le migliaia di feste locali. Penso alla festa di Venezia che si svolse nel cuore della città e delle «calli» e che vide la partecipazione di grandi artisti europei alle sue iniziative…. Ma è chiaro perché quando parlo di feste de l’Unità non mi vengono alla mente solo le variopinte forme di aggregazione popolare, ma i momenti di costruzione del consenso politico.”

giovedì 27 gennaio 2011

Referendum ambientali


Pubblichiamo una nota ricevuta dall'Assessore Provinciale Mirko Tutino: voterò SI per cambiare le politiche sbagliate portate avanti nel nostro paese

Da 16 anni non si raggiunge il quorum in un referendum e per questo motivo non sono innamorato di questa forma di coinvolgimento della cittadinanza. E’stata molto abusata.
Ma questo referendum è importante ed ora siamo chiamati al voto: personalmente ritengo che ci si debba sempre recare alle urne ed ovviamente lo farò anche in questa occasione. Ritengo che un amministratore pubblico, così come ogni forza politica, su questioni di questa importanza debbano esprimersi chiaramente. La mia posizione personale sia sui referendum promosso dal comitato “Acqua Pubblica”, sia su quello relativo al nucleare sarà per il SI.
Voterò quindi contro la privatizzazione forzata dei servizi e contro il nucleare.
Il referendum deve essere un’occasione per cambiare la politica ambientale del paese su aspetti fondamentali come la gestione del servizio idrico e del servizio rifiuti. Credo che il decreto Ronchi vada abolito perché l’acqua è un bene comune e sono contrario alla scelta dell’attuale Governo di privatizzarlo per legge. Con le normative emanate dal Governo Berlusconi si è andati ben oltre le indicazioni dell'Unione Europea e sono stati posti ulteriori limiti alla gestione dei servizi da parte delle società interamente pubbliche. A prescindere dalla natura o dalla composizione societaria dei gestori, la politica degli investimenti deve essere in mano pubblica, con un rigoroso controllo da parte delle Istituzioni sulla qualità del servizio, con particolare attenzione al non disperdere la risorsa idrica. Tuttavia, se come spero si raggiungerà il quorum e vinceranno i SI, servirà una legge.
Nella nostra Provincia esistono due società per la gestione del servizio idrico e due per la gestione del servizio rifiuti. Essendo Iren una S.p.a. quotata in borsa in effetto dell'abrogazione del decreto Ronchi sui 37 Comuni dove la società gestisce il servizio rifiuti e sui 44 in cui gestisce l'idrico sarà necessario attendere una nuova normativa per definire se, come e quando si dovrà andare a gara per l'affidamento di questi servizi.
La storia delle gestioni idriche del nostro territorio, fondata su buone politiche pubbliche, indica che non ha senso decidere con una norma nazionale che l’acqua va privatizzata. Che fine ha fatto il federalismo? Perché non salvaguardare le buone gestioni pubbliche? Non può che essere pubblica la definizione degli investimenti, l’attivazione di politiche per ridurre la dispersione ed una caratterizzazione sociale delle prestazioni.
Mi sembra assurda la scelta del Governo di unificare in un'unica norma tutto l'insieme dei servizi pubblici locali, così come non ha senso imporre la linea della privatizzazione ovunque, anche laddove il pubblico ha lavorato bene. Nel campo dei rifiuti, per esempio, l’assenza di un Governo pubblico in alcune regioni del nostro paese ha prodotto gli effetti negativi che sono sotto gli occhi di tutti.
In merito al nucleare ritengo che il piano del Governo sia antiquato e per questo voterò SI alla sua abolizione.

Dobbiamo investire sul contenimento dei consumi energetici ed investire come tanti altri paesi europei e non, sulla produzione di energia da fonti rinnovabili. Anche l’Ufficio federale di Statistica americano valuta il nucleare come l’energia più costosa, tant'è che è stato bloccato il percorso di costruzione di nuove centrali.

Gli studi presentati a sostegno dello pseudo-programma energetico nucleare dell’ex Ministro Scajola sono segnati più dalle ragioni della propaganda che della realtà: non viene affrontato il tema dello stoccaggio delle scorie e si dichiara una presunta riduzione dei costi per le famiglie che nulla ha a che fare con la realtà. Evidentemente Scajola è stato bravo a fare i conti con le bollette energetiche delle famiglie tanto quanto lo è stato nello stimare i propri acquisti immobiliari.

I cittadini e gli Enti Locali della bassa reggiana in questi mesi hanno segnalato tutta la loro preoccupazione per l'ipotesi avanzata dal Governo di realizzare una centrale nucleare subito oltre il Po, a Viadana. Ma anche l’Appennino non è al sicuro: nelle scorse settimane è emerso che Sogin, la società pubblica incaricata dal Governo per la gestione dei rifiuti nucleari, avrebbe individuato l’alta valle del Secchia per lo staccaggio dello scorie. Condivido e sono vicino alle preoccupazioni delle popolazioni interessate e per questo il referendum è un ulteriore strumento di lotta contro un piano nocivo e sbagliato. E’ falso anche che il nucleare ridurrebbe i costi per le famiglie: senza un forte sostegno pubblico l’attuale nucleare non è competitivo ed i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare.

La strada da perseguire è quella sulla quale si sono avviati la Regione, la Provincia e molti Comuni del nostro territorio: investire seriamente sulle fonti di energia rinnovabili. Questa idea tuttavia non può essere solamente una generica dichiarazione di intenti, ma deve tradursi in progetti sostenuti dalla politica e dalle istituzioni ad ogni livello, perché limitarsi a dire no al nucleare non basta. Come si scalderà o con quale energia sarà alimentata Reggio Emilia nel 2025? Il tema non è più rinviabile. A queste domande dobbiamo iniziare a rispondere oggi attraverso lo studio delle tecnologie migliori, ma anche compiendo precise scelte politiche.

Mirko Tutino
Assessore alla Pianificazione, Cultura,
Ambiente e Paesaggio della Provincia di Reggio Emilia

martedì 18 gennaio 2011

Si faccia curare


di Giovanni Maria Bellu

Benché avessimo più di qualche sospetto, mai eravamo giunti a immaginare che sarebbe venuto un giorno come quello di ieri. Né la la copertina che oggi abbiamo dovuto fare: «Ostaggio nel bordello» non è un’invettiva, non è un insulto e nemmeno un giudizio. È una sintesi cronachistica della condizione in cui si trova il capo del governo del nostro Paese e dunque, nel mondo, il nostro Paese.

Il quadro che emerge dagli atti inviati al Parlamento dai magistrati di Milano dovrebbe indurre tutti – anche e soprattutto i suoi amici – a suggerire a Silvio Berlusconi di farsi da parte all’istante e di andare a curarsi - come già in tempi non sospetti gli aveva suggerito la moglie - per consentire al Paese che ha indegnamente governato di cominciare una fase nuova, pulita, sana.

Abbiamo assistito, per l’intera giornata di ieri, ai tentativi – sempre più imbarazzati, sempre più goffi, sempre più flebili – di rivoltare per l’ennesima volta la frittata. Nel bunker assediato dal fango, i Cicchitto e i Capezzone hanno tentato di sostenere che si è verificata una grave intrusione nella privacy del premier e che è in pericolo «la libertà di tutti». Più onestamente, vergognandosi, i membri del Pdl della giunta per le autorizzazioni a procedere hanno fatto sapere che non avrebbero nemmeno letto i documenti.

Li comprendiamo. La lettura degli atti giunti da Milano è stomachevole. È la fotografia di una corte corrotta che si mette in moto per salvare l’immagine del corrotto imperatore e, contemporaneamente, s’ingegna per continuare ad assecondarne i vizi. Leggete l’articolo di Claudia Fusani. È il racconto del disgusto delle vittime di questo verminaio – e la minorenne Ruby è la prima di queste vittime – che progettano di approfittare dello schifo in cui sono finite – ne hanno infatti piena consapevolezza – per farsi pagare carissimo il silenzio. È vero: la libertà di tutti è in pericolo. Ma per ragioni opposte a quelle addotte dai cortigiani. Ancora una volta – l’ultima, se dio ci aiuta – un intero Paese è paralizzato dai vizi di Silvio Berlusconi e dal suo disperato tentativo di nascondere la verità per sottrarsi alla giustizia. La minorenne Ruby in un’intercettazione racconta che il capo del governo italiano le ha promesso di coprirla d’oro in cambio del silenzio. Deve solo nascondere tutto. Anche facendosi passare per pazza.

Una millanteria? Una di quelle «frasi esagerate» che – come Silvio Berlusconi ha cercato di far credere nel suo videomessaggio dell’altro ieri – si dicono per vanteria tra amici quando non si sa di essere ascoltati? Non siamo degli imbecilli, presidente. E francamente, anche per il residuo rispetto che abbiamo per la carica che ancora ricopre, pensiamo che nemmeno lei lo sia. Né i suoi amici che tentavano in tutti i modi di proteggerla. Né le sue giovani amiche che, più sagge di lei, la compativano. Ha ragione Vincenzo Cerami: «Alla fine fanno pena tutti quanti, buttati fuori della vita per non averla capita, per vederla come un mercato, dove si compra e si vende ogni cosa».

lunedì 3 gennaio 2011

"Perchè i Marchionne non si moltiplichino serve rispetto"



Ecco il comunicato del segretario provinciale del PD Roberto Ferrari sui casi di Pomigliano e Mirafiori.
"Io in fabbrica ci sono stato. Per molti anni. Sarà anche per questo che seguo in queste ore con apprensione quanto sta accadendo nella galassia Fiat, in particolare - naturalmente - per quanto riguarda gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori. Sappiamo bene quanto sia importante il settore metalmeccanico anche nella nostra provincia e più in generale il tema delle relazioni sindacali e quello del futuro modello di sviluppo industriale del nostro paese.

Credo sia indispensabile - e questa è la posizione ufficiale del PD - ribadire come sul piano delle regole della rappresentanza e della democrazia con la nuova dottrina Marchionne "si stiano compiendo strappi ingiustificabili, mentre non si fa alcun passo avanti per la partecipazione dei lavoratori nell'impresa, anzi il ritorno alle Rappresentanze Sindacali Aziendali è un chiaro passo indietro". Non credo che questo basti però a non prendere in considerazione quello che è il merito degli accordi proposti, che prospettano "importanti potenzialità di lavoro, reddito, qualità sociale per i territori direttamente interessati e per il nostro paese".
Ho letto in queste ore che questa posizione del PD viene valutata come "non chiara", "frutto di compromessi". Il problema è, invece, che una forza riformista non può che fare uno scatto in più rispetto al massimalismo di altri tempi. Questa è semplicemente la "verità" della situazione. Non è una posizione di comodo, naturalmente, che punti a guadagnar voti o visibilità su di una questione simbolicamente rilevante e umanamente coinvolgente come quella che riguarda i lavoratori FIAT. Non cerchiamo il consenso per il consenso.

Peggio, però, di Marchionne, credo possa fare la spirale innestata dalle dichiarazioni di queste ore. Le divisioni tra i sindacati sono infatti il massimo auspicio della nuova dottrina, salutate con malcelato gaudio anche dagli esponenti di un Governo che non fa politica industriale, ma si ritrova bene nel ruolo di semplice tifoso.
Credo siano saggi gli appelli fatti dal PD di ripartire dall'accordo CGIL CISL e UIL del 2008. Solo i sindacati uniti possono far saltare il disegno della distruzione della rappresentanza sindacale, non è possibile immaginare che il dissenso non abbia diritto di essere rappresentato. Si valuti che quello che oggi avviene in FIAT in altri settori potrebbe accadere a parti inverse.
In questo dibattito segnalo che manca un approfondimento sul piano industriale che FIAT propone per il futuro dell'auto in Italia. Riflettiamo anche sulle conseguenze dell'uscita del gruppo da Confindustria.
Quale ruolo esercita l'associazione degli imprenditori nei confronti dei propri associati? E nei confronti delle istituzioni quale ruolo di rappresentanza reale potrà avere in futuro? Non credo che le preoccupazioni manchino anche ai tanti imprenditori che hanno quotidianamente relazioni con rappresentanze sindacali in cui la FIOM rappresenta l'80% e oltre dei lavoratori.
Abbiamo bisogno di cambiamenti, anche nel mondo del lavoro, questi però non possono avvenire"contro" una parte ma devono essere progettati "per": per produrre meglio, per lavorare meglio,per consumare meglio, per vivere meglio tutti. Non cadiamo nella facile logica dei vincitori e dei vinti, sono categorie a malapena applicabili oggi, inutili per pensare al domani.
A fianco dei sindacati - uniti - ci deve essere naturalmente la politica. Tutta. Almeno, tutta quella che ha a cuore il destino dei lavoratori e del lavoro nel nostro paese.
Credo fermamente che sindacati e partiti debbano necessariamente essere due cose distinte e separate: una volta questo era un concetto estremamente chiaro. Non si vedevano bandiere di partito alle manifestazioni del sindacato, nemmeno per errore. Oggi, invece, non è così. C'è chi cerca una commistione di ruoli che non fa che rendere il gioco facile a chi vuol dividere il Paese.
Qualcuno ha invitato "quelli del PD" a toccare con mano come si vive in fabbrica, alla catena di montaggio. Io non ero alla catena, lavoravo in laboratorio. Nella mia azienda si facevano più o meno gli stessi orari proposti a Pomigliano. Poi ho avuto l'onore di fare il Sindaco del mio Paese: e posso assicurarvi che non si guadagna di più. Oggi sono il segretario provinciale del PD. Chi fa attività di partito non ha - come qualcuno potrebbe pensare - diritto a qualche forma di "distacco" o di aspettativa.
E non sono il solo.
Chiedo rispetto per il PD. Così come credo che tutte le forze sindacali debbano vicendevolmente rispettarsi, se davvero vogliono cambiare le cose, spezzando la semplice difesa di ciò che c'era e chiedendo invece di più, chiedendo di contare nelle aziende, di essere parte attiva della politica di sviluppo del paese. Se non c'è rispetto tra chi dovrebbe condividere obiettivi e visioni, pur con i ruoli e le posizioni diverse che gli competono, i Marchionne si moltiplicheranno con estrema rapidità".

sabato 1 gennaio 2011

DA OGGI A IN ITALIA SI PARLA INGLESE


Un estratto de "la nota del mattino" del 24 dicembre 2010

"Raggiunto l’accordo tra la Fiat, la Fim, la Uilm, la Fismic, l’Ugl per lo stabilimento di Mirafiori, il cuore e il simbolo dell’industria italiana. La Fiom non lo ha firmato. L’intesa prevede l’investimento di un miliardo di euro nello stabilimento, l’impegno produttivo negli anni a venire e la garanzia dell’occupazione da parte della Fiat. Ora sarà sottoposto al referendum tra i lavoratori. L’intesa prevede tuttavia anche norme che toccano la valenza del contratto nazionale e il fatto che i sindacati che non hanno firmato non potranno far eleggere propri rappresentanti in fabbrica.

Da qui, la prudenza con la quale, pur esprimendo un giudizio positivo perché si salva il lavoro a Mirafiori e la sopravvivenza dell’occupazione a Torino, il sindaco Chiamparino e il candidato sindaco, Piero Fassino, hanno lanciato un avvertimento. La Repubblica: “Chiamparino, parla di «intesa positiva non solo perla fabbrica ma per l`intera città», però auspica che «nella gestione dello stabilimento venga coinvolto anche chi non ha firmato». Il candidato sindaco del Pd, Piero Fassino, evidenzia che l’accordo è «importante», però avvisa: «Chi non ha firmato non deve essere oggetto di discriminazione».

Al di fuori di Torino, invece, i commenti sull’accordo sono stati divisi nettamente. Positive le reazioni dei firmatari, della Fiat, del ministro Maurizio Sacconi. Ma mentre i sindacati hanno sottolineato che la positività dell’accordo sta nell’aver ottenuto la garanzia del futuro produttivo a Mirafiori, nelle parole di Marchionne e di Sacconi vi è stata anche la soddisfazione per un obiettivo di tipo più generale. Ed è proprio questo aspetto “generale”, e cioè il venir meno della valenza generale del contratto nazionale e il fatto che siano gli imprenditori e i sindacati che firmano accordi aziendali a decidere chi può essere eletto come delegato di fabbrica, ad aver preoccupato tutti coloro che si sono schierati in modo critico. Sergio Cofferati (La Repubblica): “Diventa chiaro il tentativo di stravolgere tutto il sistema contrattuale e delle relazioni sindacali. La Fiat, con la sua fabbrica simbolo, si pone come punto di riferimento negativo, con un accordo autolesionista per chi l`ha firmato». Stefano Fassina, responsabile economico del Pd: «Accordo regressivo», che «nessuno può considerare un successo» e che «apre alla negazione della democrazia sindacale».

Il Foglio, quotidiano di Giuliano Ferrara, ha sintetizzato l’importanza dell’accordo in un lungo articolo a tutta pagina. “Torino. La rivoluzione marchionnesca è compiuta. Le nuove relazioni all`americana fra azienda e lavoratori sono pronte. La svolta "storica", parola di Sergio Marchionne, c`è. Da Torino inizia una nuova era. L`accordo per Mirafiori è stato raggiunto ieri sera, senza la Fiom che non sarà più parte della rappresentanza sindacale aziendale nella Casa torinese. La Fiat fa dunque a meno della Cgil, non succedeva dai tempi di Vittorio Valletta. Non solo: il gruppo automobilistico procede per la propria strada fuori da Confindustria e applica
condizioni di lavoro non previste dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Era accaduto solo negli anni Venti del secolo scorso, ricordano gli osservatori più attenti. I rapporti con il presidente della confederazione degli industriali, Emma Marcegaglia, diventano sempre più difficili. Il maggior punto di frizione è proprio la rappresentanza sindacale: il direttore generale di Confindustria,Giampaolo Galli, nell`intervista al Foglio di mercoledì, aveva confermato il proprio dissenso. Ieri sera, comunque, Marcegaglia ha plaudito all`accordo innovativo. Arduo dire altro. L`intesa si basa su uno scambio così sintetizzato in casa Cisl: "Non possiamo buttare a mare l`investimento in nome dei diritti del sindacato", ha detto ieri Claudio Chiarle, segretario della Fim-Cisl di Torino.

Scelte difficili che segnano una svolta nella storia delle relazioni industriali in Italia dalle ricadute ancora indefinite seppure inevitabili nei rapporti di potere che solcano la politica, l`industria e i sindacati” ".

domenica 26 dicembre 2010

La vera politica di Napolitano e i monologhi di Berlusconi



Pubblichiamo un estratto de "la nota del mattino" del 23 Dicembre che fa chiaramente vedere la differenza tra un uomo politico di altissima caratura, e un uomo che vive la politica come uno show, di cui lui è il protagonista.


NAPOLITANO, QUANDO LA POLITICA E’ UNA COSA SERIA.
Il presidente della Repubblica ha dato ieri una lezione di politica, intesa in senso nobile, al governo. Per mesi il governo ha giocato al muro contro muro con gli studenti, i ricercatori ed i professori che protestavano contro la legge Gelmini sull’università (per non parlare delle norme sulla scuola), gettando benzina sul fuoco. Quando il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è salito sui tetti di Architettura a Roma, dove erano i ricercatori a protestare, è stato perfino bersagliato dagli attacchi sobillati dai quotidiani vicini a Berlusconi e trattato con sufficienza e sospetto dalla grande stampa, che fin dall’inizio ha sostenuto a spada tratta e a suon di editoriali la riforma Gelmini. Ieri, giunti all’estrema provocazione di una città blindata quasi si fosse in tempo di guerra, il presidente della Repubblica ha dimostrato che chi ha la capacità di interloquire fa una buona politica. Il suo incontro con gli studenti ha di fatto riattivato il rapporto con le istituzioni delle generazioni che più stanno soffrendo la crisi e i problemi dell’Italia. Un rapporto che rischiava di essersi incrinato del tutto, con conseguenze gravi.
Il Partito Democratico si è adoperato negli ultimi giorni non solo nella battaglia parlamentare contro la legge Gelmini, ma anche per favorire un esito positivo delle manifestazioni. Tra l’altro va ricordata l’iniziativa di far incontrare presso la sede nazionale del Pd i rappresentanti dei sindacati delle forze dell’ordine ed i rappresentanti degli studenti, alla presenza del presidente del gruppo parlamentare al Senato, Anna Finocchiaro, e di Emanuele Fiano, responsabile del forum sicurezza del Pd.

QUESTA MATTINA BERLUSCONI RACCONTA UN PAESE CHE NON ESISTE E INTANTO PENSA AL SUO LEGITTIMO IMPEDIMENTO E AL VOTO, CON LA LEGA CHE INCALZA PER ANDARE A ELEZIONI A MARZO.
Oggi, a mezzogiorno, conferenza stampa di fine anno per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il discorso non sarà diverso da quello più volte ascoltato: il governo ha fatto meraviglie, il paese, pur nella crisi, sta meglio degli altri, investiremo decine di miliardi di euro, taglieremo le tasse, riformeremo la giustizia. Non importa che il decreto cosiddetto mille proroghe, varato ieri dal Consiglio dei ministri, abbia tagliato fondi (all’editoria), ridotto i finanziamenti al 5 per mille (pur avendoli formalmente rimessi), messo gli aquilani nella necessità di versare tutte insieme le tasse sospese per il terremoto e frazionato lo storico parco dello Stelvio per far contenti i due parlamentati altoatesini accorsi in sostegno della maggioranza nella votazione sulla mozione di sfiducia a Berlusconi. Prevarranno i cieli azzurri.
Dietro le quinte dello show preparato per gli italiani che guardano la tv, la realtà è e sarà un’altra cosa. Invece di preoccuparsi dei problemi del paese, il premier è di nuovo tornato a mettere in primo piano i suoi interessi. Il primo è la salvezza delle norme sul legittimo impedimento, che consentono a Berlusconi di non presentarsi davanti al tribunale che ha già condannato per corruzione gli altri coimputati del processo Mills e che l’11 gennaio saranno al centro di un giudizio di costituzionalità da parte della Corte Costituzionale. Inoltre, il premier vorrebbe restare a Palazzo Chigi finché può, nonostante sia chiaro che non è in grado di governare. Ieri il ministro Prestigiacomo si è dimessa dal Pdl, perché attaccata dalla sua stessa maggioranza alla Camera. Berlusconi, insomma, sa che così non potrà durare a lungo. E dunque sta preparando il terreno perché, nel caso in cui dovesse mollare, non vi siano più possibilità di formare un governo tecnico o di responsabilità nazionale, ma si vada subito al voto. La Lega Nord, invece, non ha proprio dubbi: vuole andare a votare e prendere i voti in crescita previsti dai sondaggi prima che il miracolo si sgonfi. Anche per questo ha chiesto di discutere ufficialmente alla Camera se il presidente Gianfranco Fini possa restare o no al suo posto.