martedì 1 luglio 2008

PICCOLI AMBASCIATORI..



















"I piccoli ambasciatori di pace" stanno per arrivare a Cavriago. Dal 6 al 26 luglio il nostro paese ospiterà un gruppo di bambini, in età compresa dai 6 ai 12 anni, che appartiene al popolo del deserto del Sahara occidentale, che chiede con forza la propria autodeterminazione. I bambini trascorreranno le loro giornate tra il campo estivo del Comune e le famiglie che li ospitano, con un programma fitto di attività realizzate dal Comune, dall'Unità Pastorale e da tante associazioni o privati cittadini. Cavriago in questi anni ha regalato delle bellissime esperienze a questi ragazzini e anno dopo anno sono sempre di più le attività organizzate pe loro.

Oltre alla solidarietà (i bambini effettuano anche numerose visite mediche offerte dalla Regione), l'iniziativa ha anche un valore politico, perchè avvicina gli italiani alla "questione" saharawi e, viceversa, consegna ai bambini e alle loro famiglie un'immagine positiva del nostro paese e dei suoi abitanti, emerginando ogni tentativo fondamentalista.

Dal 1975 il Sahara occidentale, ex colonia spagnola, è stato ri-colonizzato dal Marocco, che ha occupato militarmente il territorio rivendicandone il possesso. Il Sahara occidentale è ricco di fostati e di altri minerali e possiede le coste più pescose di tutta l'Africa. Non è difficile immaginare che cosa ha spinto il Regno del Marocco, grande alleato degli Stati Uniti di Bush nella guerra "contro il male", a occupare il Sahara Occidentale e ad esiliare il legittimi proprietari di quella terra nei campi profughi allestiti nel deserto algerino, al confine con la Mauritania.

I profughi vivono grazie ai sussidi internazionali in un contesto proibitivo, in cui si raggiungono (di questi tempi) temperature che sfiorano i 60°. Tra l'altro i Saharawi stanno vivendo, in questi mesi, una crisi alimentare senza precedenti. Sono stato ai campi all'inizio del 2006 per rappresentare il Comune nel rapporto di gemellaggio che ci lega, già da qualche anno, con una delle "municipalità" del campo profughi di Smara (una specie di quartiere), J'Deria. L'esperienza fu incredibile: i saharawi hanno veramente poco, ma hanno saputo organizzare ospedali, scuole ed assistenza ad ogni genere di necessità. L'istruzione e la salute per loro vengono prima di tutto. Ho visto persino centri di aggregazione giovanile e centri per la cultura e la creatività.

Tuttavia il tentativo di creare un contesto vivibile anche nel deserto si scontra con la legittima ambizione delle giovani generazioni a uscire da quella realtà. E' di pochi giorni fa la notizia che alcuni esponenti delle autorità saharawi non escludono un ritorno alle armi contro il Marocco, mettendo in discussione la linea non violenta tenuta in questi trent'anni. Una linea fatta di diplomazia, risoluzioni, iniziative di solidarietà ed interventi all'ONU. Nonostante tutto ciò i saharawi sono dove erano 30 anni fa: nel deserto ed è per questo che qualcuno inizia a pensare alle armi.

I paesi potenti del mondo sono troppo occupati per pensare ad un piccolo popolo africano sciacciato dal colonialismo di una altro paese africano e la situazione sembra essere senza uscita.


Mirko Tutino

lunedì 23 giugno 2008

UNA LUNGA GIORNATA ROMANA

Pubblico il mio personale resoconto dell'assemblea nazionale del PD, alla quale ho partecipato venerdì scorso. Mi scuso per la lunghezza.. ma le cose da dire sono molte.

Mirko Tutino















Alle 4,20 mi suona la sveglia.. dopo una serata passata ad Alta Fermentazione ed una difficoltosa digestione di un'ottima grigliata. Alle 5,00 appuntamento a Reggio con tutti gli altri eletti all'assemblea nazionale votata con le primarie del 14 ottobre per dare il via ad un corteo di automobili diretto alle Nuove Fiere di Roma. Alle 10,00 circa arriviamo in questo faraoinico centro congressi... Tutti i delegati prendono posto. Sarà per la delusione post-elettorale, sarà per la torrida giornata estiva che invita tutti a proseguire la superstrada e a raggiugere il mare di Fregene, sarà per la pessima comunicazione dell'evento, comunque sia la sala non è stipata come le altre volte. Tra l'altro l'assemblea, inizialmente prevista per venerdì e sabato, pare si è ridotta alla sola giornata di venerdì, ufficialmente per un problema legato allo sciopero dei controllori di volo. La scusa ufficiale non convince molti, me compreso.

Tutti i big che siamo abituati a vedere in televisione prendono posto intorno a noi. Rutelli, con uno stentato sorriso post-sconfitta, la Bindi, che trasmette sincerità e simpatia, Fassino, sempre più magro ma comunque instancabile, D'Alema, che si mette in prima fila... e tutti gli altri. Anna Finocchiaro presiede, con piglio severo.

Apre Veltroni, che propone una lunga relazione di analisi sulla sconfitta elettorale e sulla fase successiva. Direi che i punti salienti sono sostanzialmente 3: la linea intrapresa con la campagna elettorale (andare sa soli e rompere con il passato) è quella che ci ha consentito di non affondare, bisogna "ascoltare il paese e smetterla di giudicarlo" ("farci popolo", dice, stando in mezzo alla gente e comprendendone i bisogni reali), il dialogo con Berlusconi non ha futuro perchè si sta comportando come ha sempre fatto. Lancia una grande manifestazione di Piazza in autunno. L'intervento di Walter è pronunciato con passione, anche se la difficoltà nel parlare di fronte all'assemblea dopo le sconfitte elettorali di questi due mesi è palpabile.

Subito dopo si propongono le modalità di voto della Direzione Nazionale, che in pratica è proposta con lista chiusa (elaborata dal Segretario) a voto palese (a meno che altri non decidano di raccogliere 250 firme tra i presenti e presentarne una alternativa). La soglia di firme e la tempistica rendono impossibile questa eventualità.. cosa che fa imbestialire Parisi e tanti altri delegati, che si sono sentiti un pò presi in giro.

Si da il via al dibattito. Intervengono molti esponenti della cosìddetta "società civile", la terza gamba del PD. Sono tutti estremamente franchi e critici per come sono andate le cose. Alcuni criticano le candidature (in particolare al sud), altri criticano la scarsa attenzione al sud, altri dicono che non si è ascoltato il nord ecc..ecc.. Due ore di mazzate al Segretario, che incassa in silenzio, seduto a pochi metri dal Palco. Moltissime critiche erano condivisibili (lo scarso rinnovamento del gruppo dirigente, la fretta con cui si è costruito il Partito), anche se rivolgerle a Veltroni, che guida il Partito da sei mesi, è un pò fuori luogo.

Nei vari interventi "politici" che si sono susseguiti nel dibattito ne cito 3, che penso siano i più significativi della giornata. Pierluigi Bersani interviene sul tema dell'identità del nuovo Partito: "Il fatto che le ideologie non contano più è una sciocchezza: prima delle politiche, prima dei programmi e prima ancora dei risultati, l'ideologia è ciò che da un senso di appartenenza alla gente".
A questo punto dovremo consolidare e far crescere il Partito dall'opposizione, dice Bersani, costruendo una reale alternativa alla destra nel paese. Il suo intervento, come quello di Enrico Letta, indicano la strada di un grande dibattito che definisca lo spazio che intende occupare il PD nella politica italiana. La critica rivolta a Veltroni, per quanto profonda, è molto costruttiva ed orientata a lavorare insieme per completare un percorso troncato troppo rapidamente per colpa della campagna elettorale. Letta ha affermato: "l'analisi del voto, da oggi, è completa: il Segretario ci ha detto che abbiamo perso e ci ha detto perchè, ora bisogna rimboccarsi le maniche". Entrambi sottolineano l'importanza del tesseramento e della costruzione di un partito "reale" e solido.

Gianni Cuperlo, molto vicino a D'Alema (che non interviene), invece va oltre. Segnala l'errore di avere semplificato le radici ideologiche del Partito, costruito in troppa fretta e solo in ragione di un programma di Governo. Cuperlo sostiene che questo appassionante percorso di costruzione non è stato immaginato e seguito e questo sarà il compito a breve termine del Segretario. Un Segretario che però dovrà lasciare spazio a nuove generazioni, per un rinnovo delle classi dirigenti radicali: un'intera geneazione ha fallito. L'intervento del deputato quarantenne è molto duro e rende evidente quanto sia radicale la critica che il gruppo vicino a D'Alema ha rivolto a Veltroni.

Veltroni replica facendo sue una parte delle critiche, ma rivendica, a mio parere giustamente, la differenza tra il risultato delle elezioni che ci sarebbe stato senza la sua svolta e quello che in realtà c'è stato. Dichiara tuttavia di aver compreso che parte del consenso del PD va conquistato e riconfermato, perchè è stato ottenuto più "contro" che "per" (contro la destra, contro la linea "di lotta e di governo", o meglio "di lotta contra il governo" della sinistra radicale). Promette l'avvio di una dibattito per la compiuta definizione del Partito. Nei temi che propone (solidarietà, lavoro, problemi economici) disegna un profilo progressista e sociale del Partito, attaccando duramente il Governo sulle sue prime azioni. Veltroni è pronto a scommettere su una rapida conclusione della luna di miele tra la destra ed il paese, segnalando che le promesse ed i proclami del Governo saranno presto messe alla prova dei fatti e che quella prova non sa superata.

Si vota quindi la Direzione, proposta con lista unica e voto palese. Il sottoscritto, ed un altro 10% dell'assemblea (circa), non ha condiviso il metodo con cui è stata proposta e vota contro. A questo punto si chiude l'assemblea e si torna tutti a casa... Altri 500 km di strada.

Che dire di questa assemblea?

In un momento duro come questo, dopo una batosta elettorale ed un Governo di destra all'apice del consenso, l'assemblea di venerdì non poteva essere diversa.
Le riflessioni che sono state fatte indicano che tutti hanno compreso cosa non è girato, e a questo punto è opportuno mettersi a testa china, non pensare (nè Veltroni, nè altri) di avere, da soli, le ricette giuste in tasca e fare una leale, seria, costruttiva, ma durissima opposizione. E' stata condivisa da tutti un'idea forte del Partito. Forte nel suo impianto ideale, su cui si deve lavorare ancora, e forte nella sua organizzazione capillare.
Per fortuna si sta mettendo da parte il dialogo: è vero che in ogni paese democratico maggioranza e opposizione discutono.. ma Berlusconi per primo ha escluso ogni possibilità di rendere l'Italia un paese come tutti gli altri: in quale altro paese il capo del governo fa una legge per se stesso come primo provvedimento del Governo?

Purtroppo, dico io, un bravissimo Segretario rischia di fare la fine di Gorbaciov, che dopo aver aperto il suo paese ad i fermenti democratici ne è stato travolto. La discussione democratica ed aperta di venerdì ha mostrato (in diversi congressi e assemblee nazionali DS non mi era mai capitato) un Partito capace di dibattire e fare autocritica, mantenendo tuttavia un'unità ideale e progettuale molto forte. Non so fino a che punto il Segretario nè uscirà bene da questa discussione.. e se, soprattutto, riuscirà a preservare il PD dalle correnti proponendo contestualmente un rinnovamento reale. A destra tutti i posti sono contendibili tranne uno, quello del Capo. Quanti ministri del primo governo Berlusconi ci siamo ritrovati nell'attuale esecutivo? Ben pochi. Il modello non è democratico, ma è sicuramente vincente. Nel PD, al momento, sembra che ci sia solo un posto che è costantemente contendibile, quello del Segretario: gli altri non si schiodano.
Sarebbe bene, forse, che si iniziasse a rendere più democratico e rinnovato il Partito proprio in quel livello intermedio, che oggi è dominio incontrastato dei feudatari del passato. Un progetto nuovo, con idee nuove e ambizioni più grandi, non può vivere con dirigenti che hanno l'ottica e la mentalità di un altra politica, fatta da funzionari, politici di lungo corso e tanta, tanta distanza dalla realtà.
I video da You Tube:

venerdì 20 giugno 2008

NASCE "CAVRIAGO INFANZIA"






Rifondazione Comunista mente sapendo di mentire: l'Azienda speciale è l'unica strada pubblica per consolidare e potenziare i servizi educativi. Nel centrodestra gli asili non interessano a nessuno.


Mercoledì sera il Consiglio Comunale ha approvato lo Statuto di "Cavriago Infanzia", l'Azienda speciale comunale per la gestione dei servizi educativi. L'Azienda speciale, a detta di tutti i tecnici interpellati, è l'unica soluzione che può garantire un totale controllo pubblico delle nido e delle due scuole dell’infanzia di Cavriago oltre che un potenziamento dell'offerta educativa.

“Cavriago Infanzia” è stata approvata dalla sola maggioranza di Uniti per Cavriago (PD, Socialisti, Verdi). PDL, UDC e Rifondazione Comunista - Progetto Sociale, , hanno votato contro, senza discutere nessun aspetto dello Statuto e rifiutando pregiudizialmente la costituzione dell'Azienda.
Alle accuse formulate alla Giunta dal PRC di voler "privatizzare" i servizi, rispondiamo che la vera privatizzazione è avvenuta negli anni '90 sotto il loro naso mentre erano in maggioranza: nel 1997 Rifondazione votò a favore dell'ingresso delle cooperative nella gestione educative e nella scorsa legislatura (1999-2004) due attuali consiglieri del gruppo PRC - Progetto sociale erano assessori. In quel periodo la percentuale di personale in appalto è salito al 35%che c’è ancora oggi. La Giunta Delmonte, in carica solo dal 2004, si è trovata questa situazione e, leggi nazionali permettendo, ha intrapreso la strada per re-internalizzare le scuole. In altri comuni della nostra provincia, in alcuni dei quali il PRC è al governo, si affidano intere scuole alle cooperative private senza che Rifondazione si opponga. Serve la nomina di un loro assessore perché siano d'accordo? Il Comune di Cavriago, al contrario, costituisce un'Azienda pubblica pur di non andare sulla strada dell'esternalizzazione, che non sarebbe condivisa da genitori, sindacati e cittadini. L'accordo raggiunto tra Amministrazione, Sindacati ed RSU dei lavoratori, rende ancor più evidente che l'accusa di privatizzazione è, quindi, solamente una bugia propagandistica.

Le forze di centro-destra in due anni non hanno fatto nessuna proposta ed in Consiglio si sono limitate a votare contro. E' evidente che non c'è nessun interesse da parte loro verso un tema centrale quale è il consolidamento ed il rilancio dei servizi educativi.

Una anno di confronto politico con i gruppi consiliari, sei mesi di trattativa sindacale e 5 incontri con i genitori negli ultimi 6 mesi segnalano che il dialogo tra amministrazione, parti sociali e genitori c'è stato. Tuttavia qualcuno sapeva già da un due anni che non avrebbe condiviso nessuna proposta dell'amministrazione pensando che sia meglio lasciar sedimentare i problemi piuttosto che risolverli.
Concludiamo con un rammarico: la strumentalizzazione politica di un gruppo di genitori ha prodotto un pessimo risultato. Tanti genitori non si sentono più rappresentati dall'Intercomitato di gestione e si è creato un clima di divisione e di conflitto interno agli utenti più simile a quello che c'è in Consiglio Comunale che a quello che dovrebbe esserci in un servizio per l'infanzia.

Ci auguriamo che nel prossimo anno scolastico ci sia maggiore serenità.

mercoledì 18 giugno 2008

UN PARTITO CHE PESI


















Sulla Gazzetta di ieri è apparso un articolo sul presunto “calo” di iscritti del Partito Democratico, che nel comune di Reggio Emilia si fermerebbe a meno di un quarto del numero con cui i Democratici di Sinistra hanno concluso il tesseramento del 2007.

"Ma come!" - Si sono chiesti tutti - "Fondete due partiti, dite di esservi aperti alla società civile e perdete tessere?" Stamattina le effimere conclusioni del giornalista della Gazzetta sono state smentite da Silvana Cavalchi, organizzatrice provinciale del PD: il dato non è corretto, il vero numero di iscritti è già pari all’80% del dato del 2007 ed il tesseramento procederà fino all’autunno.

In realtà, chiarisce Cavalchi, nei diversi circoli non sono state omogenee le procedure per la consegna dei “tesserini” (che molti circoli non consideravano nemmeno come una tessera) e quindi i dati non sono da considerare corretti fino alla fine dell’anno, anche perché non è ancora stato approvato lo statuto che chiarisce se e come fare un tesseramento.

Un Partito in fase di costituzione, che ha dovuto affrontare una campagna elettorale inattesa, non può che trovarsi in questa situazione.

A Cavriago abbiamo raggiunto e superato il dato dei DS del 2007 già dal mese di gennaio (+30%) e continuiamo ad avere nuove iscrizioni (o pre-iscrizioni). Al di là delle discussioni sui giornali questo breve resoconto della questione “tesseramento” ci porta ad una considerazione politica.

Il Partito leggero non è il modello giusto. Un Partito deve essere radicato, organizzato, fare attività politica nel territorio e raccogliere iscrizioni, che sono sia uno strumento per qualificare la partecipazione di chi non vuole limitarsi a votare alle primarie aperte agli elettori, sia uno strumento per finanziare l’attività politica.

Faremo la Festa Democratica e continueremo a fare iscritti ed iniziative politiche proprio perché crediamo in questo modello, che ha rappresentato uno degli aspetti positivi delle tradizioni politiche del ‘900.