
"Governerò per tutti, ma soprattutto per coloro che non hanno tutto" e "per far diventare realtà le aspirazioni delle donne"
"Governerò con mano ferma ma tesa" verso gli altri e "per mantenere il nostro impegno con l'Europa, la pace e lo sviluppo".
JOSE' LUIS ZAPATERO
Oggi è un grande giorno per la Spagna. Josè Luis Zapatero ha vinto le elezioni con il 44% dei voti. Un risultato straordinario per un Partito Socialista. Ha vinto un leader giovane, dinamico, capace di saper interpretare e rappresentare il proprio tempo. Zapatero non parla di lotta di classe, non ha ministri che sono scesi in piazza contro le sue scelte e non è costretto a mediare con una decina di partiti per governare.
Ha proposto ricette che creassero la coesione nel tessuto sociale spagnolo, con una politica economica molto diversa da quelle tradizionali della sinistra. Zapatero ha condotto battaglie per la modernizzazione del proprio paese parlando di laicità e di diritti. Ai giornalisti italiani piace "importare" la cronoca politica estera e italianizzarla, così da creare una divisione tra zapateristi e antizapateristi.. tanto per dividerci ancora un pò.
Un osservatore superficiale potrebbe pensare che il primo ministro spagnolo in questi 4 anni si sia occupato solo di quello. Non è così, tuttavia credo sia indiscutibile che nessun leader politico seriamente in corsa per le elezioni italiane riesca a fare le proposte di Zapatero. E'innegabile che il nostro sistema politico è in una fase meno avanzata.
In Spagna c'è un sistema bipartitico, da anni c'è la parità di genere nelle liste e nei governi e si eleggono leader quarantenni e non sessantenni o settantenni. In Spagna da anni c'è un partito di centrosinistra (se si leggono i programmi e le scelte non c'è grande differenza tra PSOE e PD) con oltre il 40% dei voti e un Partito Popolare conservatore delle stesse dimensioni, fino a ieri in Italia esistevano coalizione di 10-15 partiti.
Ecco quale vantaggio ha la Spagna su di noi e perchè Zapatero può proporre al suo paese ricette economiche liberali senza essere definito un "traditore" o può fare leggi contro il parere dei vescovi senza perdere le elezioni.
Il PD non ha solo dato una svolta al centrosinistra, ha avviato una rivoluzione della politica italiana. Solo con un grande partito, plurale, rinnovato e forte si può pensare di cambiare la politica. Con pazienza, coraggio e passione saremo presto in condizione di non invidiare nessuno in Europa.
Mirko Tutino
Segretario PD di Cavriago
VELTRONI SU ZAPATERO HA SCRITTO...
La radicalità di Zapatero è nei principi, nel profondo senso etico che anima le concrete scelte politiche e di governo, nella ostinata ricerca di essere coerente con gli impegni presi di fronte agli elettori e di non deludere le loro aspettative: “mantenere la parola data, fare quel che si dice e dire quel che si farà”. Zapatero non è un dogmatico, è lontano da ogni tipo di ortodossia e chiusura ideologica, ama citare John Rawls e Norberto Bobbio, ha una spiccata predisposizione al confronto. Una delle chiavi della sua azione di governo è proprio il ”talante”, e cioè la disponibilità verso gli altri e al dialogo, l’assenza di ogni presunzione di possedere la verità, la capacità di ascolto per cercare poi la sintesi dei diversi interessi, e questo senza che nulla venga tolto alla determinazione con cui vengono portate avanti le scelte di fondo in campo economico e sociale, o forse è meglio dire sociale ed economico, vista la centralità assegnata alla società civile, ai diritti, all’idea di una democrazia che si potrebbe dire partecipata e “integrale”. Sono scelte, quelle di Zapatero, dettate da una visione che unisce riformismo e radicalità, se è vero che il suo “socialismo dei cittadini” si basa sull’unione di grandi temi ideali coniugati, come scrive lo stesso Siniscalchi, con “l’accettazione dell’economia liberale, la globalizzazione, l’accento sui diritti individuali al posto di quelli collettivi o di classe”. Le sue riforme vengono da qui, e da qui vengono molti dei risultati raggiunti in questi anni, dal via libera decisivo dato alla Costituzione europea bloccata da Aznar alle scelte molto avanzate di politica sociale a protezione delle fasce deboli della popolazione spagnola, dalla decisione di formare un governo con una componente femminile del cinquanta per cento alla risposta legislativa al problema della violenza domestica contro le donne, fino ai passi importanti compiuti a proposito di una questione delicata come lo Statuto catalano e ancor più nella lotta per disarmare il terrorismo basco.