martedì 13 gennaio 2009

L'UOMO DELL'ISOLA


«Si sono riviste persone che rappresentano il vecchio»
Intervista di RICCARDO BARENGHI (La Stampa) a Renato Soru.

Il Governatore della Sardegna Renato Soru non vorrebbe parlare di tutto quello che sta accadendo nel suo partito, il Pd. Vorrebbe parlare solo della sua campagna elettorale, «della sfida durissima che stiamo conducendo per riuscire a vincere le elezioni di metà febbraio, di fronte a una destra molto combattiva, con il suo leader che è sceso in campo direttamente qui da noi invece di occuparsi delle gravi emergenze internazionali che angosciano il mondo e che tengono impegnati tutti gli altri capi di governo...».

Però, Governatore, non esiste solo la Sardegna, il Partito democratico è al centro di un terremoto politico e giudiziario, qualcosa da dire ce l’avrà anche lei?
«Intanto sono un Governatore uscente, perché non è affatto detto che riusciremo a vincere. Come le spiegavo, qui il centrodestra sta mobilitando tutti i mezzi a sua disposizione, e sono tanti, per riuscire a ribaltare la situazione, a cominciare appunto dal premier che ha annunciato che sarà in Sardegna per nove volte: un record».

E secondo lei perché tutto questo interesse? «Perché vogliono dimostrare che il centrosinistra non è capace di governare, esattamente il contrario di quello che vogliamo dimostrare noi».

Nel frattempo però nel Continente, come chiamate voi l’Italia, il Partito democratico non gode di ottima salute. Prendiamo il caso Napoli, lei al posto di Bassolino o della Iervolino si sarebbe dimesso? «Posso risponderle solo così: io mi sono dimesso per molto meno. Dopo di che, ognuno decide per conto suo, non voglio giudicare gli altri».

Ma allora come spiega che Veltroni sta spedendo commissari in molte regioni, soprattutto quelle colpite dalla questione morale? «Perché dopo un inizio promettente, le primarie, la grande partecipazione di forze nuove, di giovani che si sono affacciati alla politica sull’onda della proposta e della speranza suscitata da Veltroni, abbiamo subito un rinculo, un contraccolpo, una vera e propria involuzione».

Cioè, che cosa è successo? «Che vecchie forze, vecchi personaggi, gente destinata ormai a uscire di scena è tornata alla ribalta e si è ripresa un pezzo di potere che non le spettava. E qui si sono riviste persone che rappresentano la parte meno nuova e meno proponibile del Pd. A livello nazionale e qui da noi».

Al di là dei nomi che Soru non vuole fare, nasce così la questione morale? «Certo, quando si rinuncia alla politica, quando non ci si impegna in un lavoro lungo e faticoso, ricompaiono le scorciatoie. Gli egoismi, le piccole furberie di chi lascia fare abusi edilizi, di chi inquina o lascia inquinare, di chi evade le tasse e favorisce l’evasione... Ma il nostro dovere è di contrastare questa deriva, questa involuzione».

Ma lei non ha l’impressione che l’intero progetto del Partito democratico rischi di fallire?
«Neanche per sogno, sarebbe un disastro per l’Italia».

Nelle scorse settimane è stato fatto anche il suo nome tra i possibili successori di Veltroni nel caso si decidesse di cambiare leader. Lei sarebbe disponibile? «Io mi sono appena ricandidato a guidare la Sardegna e spero di farlo per i prossimi cinque anni».

Neanche se la Patria chiama? «La mia piccola Patria è la Sardegna».

Ma secondo lei la leadership di Veltroni è salda? «Guardi, io non sono molto esperto di queste questioni. C’è stata un’importante riunione della Direzione del Partito che ha confermato la fiducia al segretario. Ci voglio credere».

Vi sentite spesso con Veltroni? «Mi ha chiamato anche stamattina (ieri, ndr), mi ha incoraggiato per la campagna elettorale: abbiamo parlato solo di questo. E mi è arrivato anche un gradito messaggio di Di Pietro».

Ultima domanda: la sua «Unità» come va?
«Me ne tengo lontano, la compro, la leggo ma non telefono mai al direttore e tantomeno agli amministratori».

Almeno le piace?
«Molto. Prima non la leggevo, adesso invece sì».



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